In questa rubrica segnaliamo, di volta in volta, quei vini che ci sono piaciuti (e ripiaciuti negli assaggi successivi) e che possono essere acquistati con tranquillità a prezzi più che ragionevoli ( di norma non più di 10 Euro la bottiglia) nei negozi specializzati. Sono questi i vini che si ha piacere di avere sulla tavola di ogni giorno e che possiamo comunque bere in una cena tra amici.

Di volta in volta segnaleremo vini di regioni diverse, dal momento che il nostro paese , pur non mancando i cattivi esempi, di vini che costano irragionevolmente, molto al di là del loro effettivo valore, può ancora vantare, in tutto il territorio, una vasta gamma di vini di qualità a prezzi competitivi.

Di norma Piemonte e Toscana sono rappresentate , nell’opinione pubblica e nelle Guide, come l’aristocrazia del vino italiano. Questo è indubbiamente vero. Almeno a giudicare, di anno in anno, dal numero dei vini premiati che provengono da queste regioni (il divario sarebbe però minore se semplicemente non si prendessero in considerazione i Barolo e i Brunello di Montalcino, che da soli costituiscono il 40% dei vini collocati al top delle gerarchie vinicole nazionali). Tuttavia sarebbe sbagliato ritenere che in queste regioni manchino esempi di vini che, pur non toccando i vertici dei loro vini più aristocratici, possono ben fare parte del gruppo dei vini Q/P.

Per la Toscana, ad esempio, la Maremma è una vera miniera : tra questi vini mi piace ricordare, anche per la sua continuità qualitativa, un Morellino di Scansano base, che abbiamo provato nella versione del 2009,dal colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo fruttato intenso, fresco sul palato, di grande piacevolezza (9 Euro). E’ prodotto da una Azienda esemplare, la Fattoria Le Pupille di Elisabetta Geppetti, a Istia d’Ombrone (a un tiro di schioppo da Grosseto), Questa azienda produce uno dei migliori Morellini in assoluto (il Poggio Valente, un Morellino di Scansano riserva, di cui è ora disponibile la vendemmia 2007, in cui è il Sangiovese a farla da padrone assoluto, con piccole percentuali di malvasia nera ed alicante, senza gli ormai consueti apporti compiacenti di Merlot) , un Supertuscan di notevole livello, il Saffredi, da vitigni internazionali (cabernet sauvignon, merlot e un po’ di alicante), va da sé notevolmente più costosi, e ha mostrato di saperci fare anche con i vini bianchi, anche se non è la sua specialità.

Per quanto riguarda il Piemonte, non sarebbe certo difficile trovare dei vini che rispondano perfettamente ai requisiti che ci siamo proposti di cercare, ad es. nel Monferrato, nel Roero, oppure tra i tanti Dolcetti (grandi vini, che in altre regioni farebbero furore, ma oscurati da tanta abbondanza regionale). Mi piace però citare un piccolo vino del Piemonte settentrionale , che pure ha notevoli tradizioni enologiche (basti citare il Gattinara in primis, il Carema, il Lessona o il Ghemme), ma che spesso viene considerato come la serie cadetta della regione, e per di più un vino bianco, che, in una regione di grandi rossi significa aggiungere un altro handicap a quello precedente. Ecco allora l’Erbaluce di Caluso di una operosa azienda del Canavese, la Orsolani di S. Giorgio Canavese (www.orsolani.it), che , oltre al vino da noi scelto, l’Erbaluce di Caluso La Rustia (10 Euro), un bianco elegante, minerale , profumato al naso con piacevoli nuances “verdi”, e sapido in bocca, produce anche un Erbaluce base , che avremmo potuto scegliere senza difficoltà, che costa ancora meno, un ottimo Caluso passito, e- udite, udite- un piacevolissimo spumante , sempre da uve Erbaluce,fresco , con un bouquet intenso di fiori, piacevolissimo per le cene estive (di minor interesse, almeno per noi, i rossi, pur più che corretti, in catalogo).

Ci rendiamo conto che è un po’ banale, vista la notorietà dei vini di questa Azienda dell’Alto Adige, che hanno, tra l’altro anche un’ottima distribuzione sul territorio nazionale, ma come dimenticare, in questa rapida rassegna, la Cantina di Terlano, che ormai sta per toccare i 130 anni di attività e che, con i suoi 150 soci e i suoi 140 ettari, ha una volume di produzione di oltre un milione di bottiglie. Tra le tante sue gemme, ci piace segnalare il suo Terlano, un buonissimo vino bianco, di grande tipicità territoriale, derivante da un uvaggio di uve pinot bianco, chardonnay e sauvignon (intorno agli 8 Euro la bottiglia), di grande freschezza, dai profumi intensi di frutta bianca e fiori di montagna. L’Azienda è famosa soprattutto per i suoi vini bianchi, pur se produce anche degli ottimi rossi   (Lagrein, Merlot, Pinot nero; ricordate il Porphyr, da uve Lagrein, un vino sanguigno che rispecchia perfettamente il nome , del quale quest’anno è stata effettuata una interessante verticale sulle ultime dieci vendemmie). A parte i vitigni “nobili” come il Gewurztraminer, lo Chardonnay e il Sauvignon, ci piace segnalare la valorizzazione che questa Azienda (www.kellerei-terlan.com) ha fatto di un vitigno generalmente poco considerato, il pinot bianco. In Alsazia dicono che una vendemmia è buona quando è buono persino il pinot bianco, il che non lascia presagire un giudizio troppo positivo sui vini da pinot bianco. Ma provate la riserva di Pinot bianco Vorberg, oppure anche semplicemente il Pinot bianco base: grande vino il precedente, ma grande piccolo vino anche l’altro, che, con i suoi 7 Euro, ha qualità da vendere.

Scendiamo a Sud, in Campania , soprattutto in Irpinia (ma non solo), dove imperano i vini bianchi , da Greco di Tufo, Fiano, l’ormai inflazionata Falanghina beneventana e l’ancor poco conosciuta Coda di Volpe , e i vini rossi da uve aglianico, soprattutto, piedi rosso e le molte altre uve minori che non possiamo qui elencare, di cui è ricco il territorio di questa regione: qui i vini di grande qualità a piccolo prezzo non mancano certo, anche se i prezzi, in questi ultimi tre anni sono saliti. Proponiamo allora un piccolo grande vino bianco , proveniente da un vitigno autoctono “minore”, la Coda di Volpe, le cui uve erano tradizionalmente utilizzate come complementari, in piccole percentuali, per i vini più importanti (Greco di Tufo e Fiano di Avellino). Ora comincia ad essere proposto in purezza, e, tra i primi a farlo (forse il primo , a mia conoscenza, ma mi perdonerete un minimo di incertezza) è stato un produttore irpino, la cui azienda, Vadiaperti, è situata in un comune che rappresenta un vero e proprio cru per i grandi bianchi irpini, Montefredane: pensate, a poca distanza, ci sono altre due aziende che hanno fatto grande il Fiano di Montefredane, Pietracupa e Villa Diamante.

 

VadiapertiLa Coda di Volpe di Vadiaperti (www.vadiaperti.it) è un piccolo gioiello. Freschezza fruttata , con avvertiti toni agrumati di grande eleganza, per 7-8 Euro. Ma Vadiaperti, ora guidata dal figlio , Raffaele, di quell’Antonio Troisi, noto a tutti come “o Professore”, purtroppo scomparso , che fu un grande personaggio del vino campano, produce ben altri gioielli, il Fiano Aipierti e il Greco di Tufo Tornante, vini difficili, all’inizio ritrosi, ma di notevole personalità, capaci di evolvere per decenni come un grande Resling. Vini del Nord, più che del Sud, per certi aspetti, ma che mantengono un timbro più solare che li contraddistingue.

 

 

Ora un rosato, e naturalmente viene dalla Puglia, la regione che più di ogni altra ha saputo valorizzare questo tipo di vino. Il Girofle, dell’Azienda Monaci di Copertino (www.aziendamonaci.com) , in provincia di Lecce (8 Euro), seduce fin dallo sguardo, con il suo colore rosa corallo brillante, dal naso inebriante di toni fruttati, fresco, ma anche complesso, da uve negroamaro 100%, conferma la grande vocazione di questo vitigno autoctono pugliese per la vinificazione in rosa. Un vino perfetto per una zuppa di pesce delicata, per una cena estiva, per accompagnare del prosciutto un po’ sapido, ma anche una tiedda pugliese di patate , riso e cozze. L’Azienda Monaci produce però anche vini rossi di non trascurabile interesse, come il classico Copertino Eloquenzia , anch’esso al 100% da uve Negroamaro, e soprattutto Le Braci, un grande rosso che compete con i migliori vini rossi da uve Negroamaro, che, dal Patriglione al Graticciaia hanno contribuito a modificare tanti pregiudizi sulle possibilità di questa regione di produrre grandi vini.

Infine un vino siciliano che amiamo molto, il Cerasuolo di Vittoria, un vino della grande tradizione isolana, per qualche tempo oscurata dall’ubriacatura per i vitigni internazionali. Per carità, la Sicilia produce eccellenti vini da uve Cabernet, Chardonnay e ora anche Syrah, vini che non sono più semplicemente varietali, ma che sono col tempo divenuti capaci di esprimere sempre più il territorio, ma la nostra preferenza va ai vini di quei sorprendenti vitigni autoctoni, come il Nerello mescalese, il Frappato e il Nero d’Avola, per citare solo quelli a bacca rossa, che hanno dato vita a una serie praticamente senza fine di nuovi grandi vini siciliani dal sapore antico . Come questo Cerasuolo di Vittoria dell’azienda Gulfi (www.gulfi.it) , di Chiaramonte Gulfi (Rg), esemplare per freschezza, sapidità ed eleganza fruttata. Tutt’altro che cerasuolo di colore, direi se mai di ciliegia nera, lievemente vivace, quando è fresco di vendemmia, è un vino che si può piacevolmente bere a temperatura di cantina, specie nella stagione estiva, perfetto complemento di una zuppa di cernia ((in proposito abbiamo ricordi estivi meravigliosi).Molto interessanti, ma di prezzo ovviamente molto maggiore, e perciò fuori di questa selezione, i rossi di questa Azienda, entrambi da Nero d’Avola(il Nero Maccarj e il Nerobufalefj), che nulla hanno da spartire con i tanti vini a base di Nero d’Avola modaioli che in breve tempo hanno riempito il mercato.

 

Vini esteri:

Concludiamo questa prima incursione nel mondo dei vini buoni a prezzo amico, con la scheda di un piccolo vino francese, un Corbières della Languedoc, una regione enologicamente Cenerentola della blasonata Francia, ma che ora sta notevolmente crescendo per merito di una nuova generazione di giovani viticultori coraggiosi. Un vero vino da osteria, dal nome curioso, che è tutto un programma, Eternel Antidépresseur della Cave d’Embres- Castelmaure: da uve locali tipiche (naturalmente Grenache noir, 50%, e Carignan, 30%, con un 10% rispettivamente di Cinsault e Syrah).Rosso violetto brillante, con profumi intensi di frutti rossi di rovo,di grande freschezza e seduzione, con tannini molto morbidi, ciò che gli consente di essere degustato a una temperatura più bassa (15°), con piacevoli note balsamiche di finocchio selvatico. Il 2008 è perfetto su un salume campagnolo, su frittate rustiche,ma anche su carni bianche e rosse non troppo speziate. L’etichetta, che raffigura in gruppo le donne (ovviamente sorridenti) che lavorano nell’Azienda, merita di essere riportata per intero:

Eternel« Que faites-vous avec cette bouteille dans la main ? Quoi, vous buvez encore du vin ? Quelle honte ! Mauvais Français, citoyen de seconde zone ! Vous ne le saviez pas ? Désormais, c'est avec des pilules qu'on trinque : anxiolytiques, tranquillisants... c'est tellement plus moderne ! Vive le bonheur chimique ! Bien venue chez les nouveaux moralistes, au pays étriqué, frileux des prohibitionnistes où l'on s'abreuve sur écran plat de pensée inique, où l'on s'ennuie mais à risque zéro, où l'on a peur de tout, de la vie, de la chair et du plaisir. Vive l'abstinence !

Allez, sans rancune, messieurs les censeurs ! Santé ! C'est sûrement en pensant à vous que la Nature, généreuse, nous a offert en 2008 ce jus subversif, cette « drogue » gaie et insolente, antique remède à la bêtise passagère des hommes, éternel antidépresseur... »

Quella di Embres et Castelmaure (www.castelmaure.com) é una moderna cave cooperativa , nel cuore del Pays cathare, una azienda tecnologicamente innovativa, ma rispettosa dell’ambiente, diretta dal dinamico Patrick de Marien. Produceuna serie di vini di grande pulizia e precisione, che le hanno permesso di affermarsi come una azienda pilota nella regione di Corbiéres. Il suo N: 3 è il vino di punta, al quale si affianca, per il rapporto qualità prezzo eccellente La Grande Cuvée (Pubblicato il 19.12.2010).

 

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Crozes-Hermitage Graillot 2007

Quella di Crozes- Hermitage è una appellation assai meno nota e celebrata di quella Hermitage: posta nella parte settentrionale del Rodano é la sola (insieme con l’Hermitage), della riva sinistra del fiume. Dà vini meno importanti, ma freschi e fruttati, e, almeno i rossi (interamente da uve Syrah) anche dotati di resistenza nelle annate favorevoli. Si tratta di vini assai più accessibili nel prezzo, tra i quali, così come per altre denominazioni “minori” del Rodano settentrionale (ad es. St. Joseph) , quale è , per il Rodano meridionale, il Gigondas, non è raro poter fare ottimi acquisti, sia per la qualità, che per il prezzo. Il Domaine Alain Grillot, posto al centro della pianura alluvionale di La Roche de Glun, produce dei vini interessanti, specialmente tra i rossi e ben fatti. Quello che vi proponiamo ora è il suo Crozes rosso “base”, per usare un’espressione ormai frequente, ma forse un po’ ingenerosa e spesso ingannevole, dell’annata 2007. Il 2007 , come è noto, non è stato un millesimo favorevolissimo a Bordeaux e in Borgogna: le riuscite, specie in Borgogna, sono state molto disuguali, e, a Bordeaux, pur ottima per i Sauternes, i Barsac e in genere per Bordeaux bianchi, ha dato vini freschi, fruttati, anche molto piacevoli, ma non idonei ad una conservazione prolungata. La vendemmia 2007 è stata invece più favorevole nel Rodano: molto favorevole nella parte meridionale, un po’ più disuguale in quella Nord, ma comunque abbastanza positiva .. Il vino di Graillot (Syrah 100%), secondo le caratteristiche dell’appellation e dell’annata, propone un’espressione molto fresca e fruttata del vitigno, è succoso, con tannini morbidi e non asciuganti, di grande piacevolezza e precisione (88/100). Non è vino da conservarsi per lunghissimo tempo, ma ha resistenza e il suo consumo può essere senza rischi distribuito nell’arco di alcuni anni.

 

Daumas Gassac rouge 2007.

Daumas2Ancora un vino dalla Francia, questa volta della parte meridionale, e precisamente dell’Hérault. Forse può sorprendere un po’ , dal momento che la Languedoc, e specialmente l’Hérault, non hanno finora rappresentato certo zone nobili della vitivinicoltura francese. Eppure il Daumas Gassac rappresenta una bella sfida vinta, ormai quarant’anni fa, dal proprietario,Aimé Guibert, che è stato tra i primi a credere nelle possibilità di questa regione , e dal grande Emile Peynaud (al quale é dedicata la sua riserva di maggiore importanza), i quali intuirono che quei terreni, anche grazie alla loro esposizione , che permette loro di avvantaggiarsi di notti assai più fresche, era quanto mai adatto al Cabernet Sauvignon. Fu così che, ben lontano da Bordeaux, nacque il primo bordeaux della Languedoc: da uve Cabernet, in grande maggioranza, e percentuali, talvolta infinitesimali, di altre uve, tra cui-udite, udite- Nebbiolo. Alcuni anni fa chiesi “perché” al Produttore, incontrato al Grand Salon du Vin de France a Parigi, e lui, intuendo la mia nazionalità , mi rispose sorridendo “perché è un grande vitigno italiano”. Dire che il Daumas Gassac sia un vino di Bordeaux in Languedoc è però riduttivo, perché questo vino, qui assaggiato nella versione del 2007, più eleganza che struttura, ha una piacevolezza mediterranea che lo differenzia dai vini di Bordeaux. Elegante, setoso, con un frutto evidente , direi immediato, un vino pieno di grazia, non destinato a un lungo invecchiamento ( di cui in altre annate è spesso capace), sicuramente un vino che , ove si trovasse più facilmente e a prezzi un po’ più leggeri in enoteca, piacerebbe molto (90/100).Per completare, l’Azienda ( a proposito ricordate “Mondovino” e il confronto a distanza con Mondavi?) (www.daumas-gassac.com) produce anche un bianco molto interessante, derivante anch’esso da un uvaggio, con Chardonnay, Viognier , Chenin Blanc e altre, e una serie di vini più semplici, piacevoli , diremmo da consumo quotidiano: fa anche vendita diretta, e se andate in vacanza in Francia, da quelle parti , una visita non guasterebbe.

 

Madiran Charles de Batz Domaine Berthoumieu.

Ancora Francia e ancora Sud, in particolare Sud-Ovest. I vini rossi di Madiran sono principalmente a base di Tannat, un vitigno locale, che tuttavia sembra essersi ambientato bene in Uruguay, così come il Malbec ( o cot) di Cahors in Argentina . Si tratta di un vitigno generoso, che dà vini potenti, colorati e spesso molto tannici. Anche questo di cui parliamo, della vendemmia del 2005, un’annata molto positiva, destinata ad una lunga conservazione, è, nonostante siano passati cinque anni, ancora abbastanza tannico, anche se meno rude di altri Madiran provati, e con un naso assai più pulito, privo di quei sentori un po’ animali, che non sono rari tra i vini rossi del luogo: ha un frutto generoso (prugna , mela cotogna), è potente, piacevolmente rustico. La cuvée Charles de Batz (85/100) è il vino di punta dell’azienda, ed è sicuramente una delle migliori espressioni di questa appellation . Il Domaine Berthoumieu (www. domaine-berthoumieu.com) , come altri del luogo, produce anche un bianco (sia secco che moelleux, in versione botritizzata), il Pacherenc du Vic-Bilh, di minore interesse. Ben inteso, il Pacherenc non è il Sauternes, ma è comunque un vino da provare, molto piacevole da aperitivo (Pubblicato il 16.12.2010).

 

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 I Soave di Leonildo Pieropan.

I vini di Pieropan non sono certo una scoperta per gli intenditori e i wine lovers. I Pieropan sono stati tra i primi a credere nella personalità di questi vini, freschi ed eleganti e dalla insospettabile tenuta nel tempo,tanto da voler inserire orgogliosamente in etichetta l'indicazione dei cru. A parte la versione di base, già ottima e di costo ragionevolissimo (abbiamo recentemente avuto modo di apprezzare nuovamente   il vino dell'annata 2008), questa azienda esemplare propone due cru,molto diversi, ma entrambi di grande spessore e piacevolezza: il Calvarino (90/100) , che sorprende per la sua fragranza e il naso avvolgente (parliamo di un vino che é comunque alla fine del terzo anno dalla vendemmia, il 2007) e il La Rocca. Quest'ultimo, assaggiato anch'esso nella versione del 2007 (89), appare al momento leggermente più ritroso, ma comunque dotato di  una robusta eleganza e ancora molto giovane. Entrambi, caratterizzati da una notevole e fresca vena acida, hanno davanti a sé un ulteriore potenziale di evoluzione. Bevuti su un piatto di prosciutto e salumi dei colli vicini e di Monte veronese, un  formaggio del luogo , proposto in versione fresca e più stagionata, hanno rallegrato una piacevole sosta in una vineria all'ombra del bel castello di Soave.

Vini rumeni.

Che la Romania, come del resto la Bulgaria e l'Ungheria,potesse produrre vini di buona qualità, era certo noto da tempo, ma é altrettanto vero che le sue potenzialità non avevano avuto modo di esprimersi negli ultimi decenni durante il regime comunista. Da questo punto di vista è esemplare la vicenda della Vinarte, una azienda rumena, con partnership italiane e francese, I suoi quasi 180 ettari di vigna, reimpiantati negli anni ’60, a Vanju Mare, sul Danubio, e acquistati poco più di una decina di anni fa (nel 1998) , erano infatti ridotti molto male, fin quando Justin Uruco, un winemaker rumeno, che aveva avuto esperienze di lavoro in Italia, Francia e Germania, assistito da un consulente enologo toscano, ha avviato un programma sistematico di recupero e miglioramento delle vigne, che sta dando i primi risultati positivi. Abbiamo assaggiato tre vini di questa giovane Azienda. Forse un po’ meno interessante Il Castel Starmina Riesling italico 2009 (84/100), comunque ben fatto, di stile moderno, caratterizzato da piacevole freschezza e sapidità, agrumato con sentori di banana. Migliori i due rossi: il primo, da vitigno autoctono, il Feteasca Negra (Villa Zorilor Feteasca Negra 2009, 86/100),fermentato in acciaio, dal colore porpora con riflessi violacei, con sentori di frutti di bosco, tannini morbidi e vena acida avvertibile; il secondo da vitigno internazionale, ma da sempre presente in Romania, il Merlot (Castel Starmina Merlot 2008, 85/100), con una piccola percentuale (5%) di Cabernet Sauvignon, anch’esso solo acciaio e vetro, rubino brillante, naso intenso di frutti di bosco e prugna, di buona struttura, equilibrato.

 

 Petit Chablis.

Petit_ChablisIl Petit Chablis è un’appellation village , di un piacevole vino bianco da uve Chardonnay, che naturalmente, pur proveniente dallo stesso territorio, ha poco da spartire con i grands crus di Chablis. La sua area di produzione, posta su un un plateau calcareo, geologicamente assai più recente del mitico Kimmeridgiano caratteristico dei terreni dei grandi vini della Yonne, ad altezze variabili tra 230 e i 280 metri di altitudine nei comuni della valle del Serein, comprende poco meno di 800 ettari complessivi. Quello che vi segnaliamo , anche per la sua discreta reperibilità in enoteca, è il Petit Chablis di William Fèvre, Domaine giustamente molto reputato dello Chablisien, dal 1998 di proprietà Henriot (sì, il produttore di Champagne, di cui segnalo la Cuvée des Enchanteleurs, ancora disponibile nell’eccellente millesimo del 1996, proprietario anche della Maison Bouchard père et fils a Beaune). Questo Domaine produce alcuni dei migliori grand crus di Chablis, primo fra tutti Le Clos,al quale va la mia prefernza, ma senza dimenticare Bougros (e in particolare il Bougros Côte de Bouguerots), les Preuses e Valmur, anch’essi ragguardevoli . I suoi vini si distinguono per una grande purezza, direi essenzialità, che li porta ad essere inizialmente reticenti, ma capaci di esprimersi poi a livelli di grandissima eleganza anche per più di un decennio (penso al Le Clos 2004 e 2005, ancora in evoluzione). Questo Petit Chablis, provato nella versione del 2008, ha molta grazia, ha colore giallo poco carico- verdolino ed esibisce una gioiosa freschezza agrumata, con nuances delicate di fiori bianchi e una avvertibile mineralità.. Ottimo come aperitivo, magari per accompagnare qualche ostrica, da servire un po’ più fresco di uno Chablis, ma non freddo (10-12 gradi). Una curiosità. Il Domaine Fèvre produce anche una piccola quantità di St. Bris, l’unico vino (si tratta anche in questo caso di una semplice appellation village) dello Chablisien prodotto con uve Sauvignon, anziché Chardonnay.Si tratta di un vino semplice e molto piacevole di grande freschezza , molto fruttato, da consumare giovanissimo (Pubblicato l'8.12.2010).

 

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Moscato secco in Puglia
E' ancora un vino "settentrionale" della Puglia, il Moscato di Puglia biodinamico Jalal, della Cantina Cefalicchio di Canosa, assaggiato nella versione del 2009, a darci una gradita sorpresa. I Moscati secchi (più noti, ovviamente, quelli trentini e dall'Alto Adige), sono relativamente rari nelle regioni del Mezzogiorno. Lo Jalal esibisce una piacevole freschezza, resa più gradevole da un apporto moderato di alcool (12.5%), aromatico, ma non stordente, al naso rivela toni agrumati molto freschi e leggere nuances verdi (di salvia e rosmarino) . Un vino di grande pulizia e leggerezza (anche nel prezzo), che lo rendono un aperitivo molto piacevole, ma che può essere tentato su frutti di mare non eccessivamente iodati . L'azienda Cefalicchio di Canosa (www.cefalicchio.it) sta gradatamente crescendo, dando risultati via via più convincenti. sia nei bianchi (mi piace ricordare la Pietraia , uno Chardonnay ben riuscito, che propone un naso armonico, senza eccessi di sentori di frutta macerata nell'alcool, e con un eccellente rapporto qualità-prezzo), ma anche dei rossi, che , pur se ben fatti, per il momento appaiono ancora alla ricerca di un proprio stile.

Rossi cilentani
CenitoIl rosso di cui stiamo parlando é il Cilento Aglianico di Luigi Maffini (www.maffini-vini.com) , azienda di S.Marco di Castellabate, il Cenito, che é anche il nome della località. Ho assaggiato al MWF (Merano Wine Festival) di qualche giorno fa il 2007. E' ovviamente ancora  chiuso, con tannini rilevati, ma non troppo mordenti, con buon frutto che affiora dai toni dolci del legno nuovo (88/100). Si farà. Forse -almeno per ora-un po' inferiore al 2006, ma  superiore al   2005  e al 2004. Conosco questo vino dalla sua prima vendemmia (il 1997): uguale il nome (anche se come Paestum i.g.t., oggi é Cilento Aglianico d.oc.), diverso- molto diverso- il vino , che ha avuto una sua evoluzione anche nella composizione dei vitigni. Scomparso prima il Primitivo e poi anche il Piedirosso, oggi é Aglianico in purezza.Una volta che proposi a Luigi una verticale di Cenito insieme all'altro grande rosso cilentano, il Naima di De Conciliis, ci tenne a dire che riteneva che il "suo" Cenito avesse avuto inizio nel 2002. Chissà. Sarebbe comunque una bella battaglia .Un paio di anni fa facemmo invece una verticale di Naima, dal 1999 al 2003. Più evoluti il 1999 e il 2000, ma ancora con un buon potenziale, potenti e giovanissimi il 2001 e il 2003, con un alcool forse troppo generoso, un po' in ombra il 2002, che ho però rivalutato negli anni successivi.

Schiava alto-atesina
I vini  da uve Schiava (Vernatsch) e Schiava grigia (Grauvernatsch) dell'Alto Adige sono ancora poco noti fuori dai confini regionali, ma sono popolarissimi nella regione. Rubino chiaro, quasi corallo, frutto (soprattutto rosa e ciliegia) intenso, scarsa struttura e basso tenore di alcool,sono vini piacevolissimi, specie di estate, e bassi nel prezzo (5-6 Euro in enoteca). Ho riassaggiato il Grauvernatsch di Tiefenbrunner (www.tiefenbrunner.com), il Turmhof, 2009, e la Schiava di Girlan (www.girlan.it), Pass n.9, stesso anno. Una lieve preferenza per la prima, grande leggerezza fruttata, ottime sui primi piatti entrambe.Di minore impatto il 2009, sempre di Vernatsch, della cantina di Andriano (www.andrianer-kellerei.it): fresca, vinosa, ma di minore fascino, sia al naso che in bocca (Pubblicato il 18.11.2010).

 

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Vermentino rosso?

Il Vermentino è un vitigno a bacca bianca, che dà alcuni dei più  noti vini bianchi sardi, nella zona di Alghero, ma soprattutto, nel gallurese. Meno noti (ma non agli intenditori) i vermentini toscani.Questo vitigno, infatti, ormai diffuso anche nel bolgherese e in Maremma, dà vini piacevoli ed espressivi soprattutto nella zona di Massa, dove i produttori migliori elaborano  prodotti di grande rigore e piacevole mineralità. Tra questi è l’Azienda Cima, che da circa un ventennio svolge una encomiabile attività di valorizzazzione dei vitigni del territorio, e si caratterizza per la ricerca di una propria identità espressiva. Tra i vini, tutti di buon livello, da vitigni tradizionali e internazionali, di questa casa vinicola di 30 ettari posti in favorevole posizione, esposti alle fresche brezze marine, ma riparate dai venti dai contrafforti delle Alpi Apuane, che conferiscono condizioni climatiche molto favorevoli alla maturazione delle uve, ne sono proposti, alcuni da vitigni autoctoni, , a bacca rossa,  fino a pochi anni fa del tutto sconosciuti anche agli esperti: il Vermentino nero, dal quale sembra che derivi per mutazione il più noto Vermentino bianco, e il Massaretta. Il primo dà vini robusti, ma non rustici, concentrati e speziati, di grande piacevolezza. Il secondo dà vini eleganti, di corpo pieno e profumi seduttivi. Vermentino_neroAbbiamo provato il Vermentino nero e il Massaretta dell’azienda Cima della vendemmia 2007. Ci sono piaciuti entrambi, raggiungendo, nonostante abbiano ancora bisogno di maturare ulteriormente,  punteggi vicini ai 90/100 (88 al Vermentino e appena un po’ di meno, 87, al Massaretta).

 

Bourgogne Pinot Noir.

Per chi ama questa tipologia di vino (confesso, sono tra quelli), la versione proposta, nella vendemmia 2008, appena disponibile, da Pierre Morey e distribuita in Italia da Velier, risulta a mio giudizio una delle migliori. Elaborata per la maggior parte de uve di Volnay, questa di Morey, viticoltore rigoroso di Meursault, fedele ai dettami dell’agricoltura biodinamica, rappresenta una versione molto sapida e dotata di una piacevole freschezza della denominazione più semplice (quella, appunto, regionale, del Bourgogne), La valutazione di WOW è di 84/100.

 

Nero di Troia Le Cruste di A. Longo
Quello di Alberto Longo è, a nostro parere, uno dei migliori Nero di Troia pugliesi, peraltro proposti con un rapporto qualità-prezzo tra i più favorevoli. Tannini eleganti e non asciuganti, frutto, bouquet floreale , ricco ed espressivo , fanno di questo vino pugliese una piacevole conferma. Buono il 2006, riassaggiato di recente, ma anche il 2007, che migliorerà con qualche altro mese di bottiglia. Davvero due bei prodotti, di grande pulizia , che  confermano il momento favorevole dei vini pugliesi, una regione con ancora margini notevoli di miglioramento. 87/100 ad entrambe le versioni (Pubblicato il 15.11.2010).

 

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