Botromagno-Poggio-al-Bosco-1Ci troviamo, come tutti gli anni, al Vinitaly. Come di abitudine, il nostro amico trentino, ineguagliabile conoscitore di quel terroir, ci accompagna ad assaggiare i vini più interessanti del Trentino e dell’Alto Adige, e lui, innamorato della Puglia, ci chiede di accompagnarlo a nostra volta nello stand di quella regione.

Da anni frequentatore del Salento, nel quale trascorre le vacanze, e quindi perfettamente informato sui migliori rossi di quel territorio, non manca mai di stupirsi di fronte a uno dei rari vini bianchi di cui la Puglia possa davvero inorgoglirsi.

Carema ris.2011Il colore è aranciato, piuttosto scarico, come lo è solitamente il Nebbiolo, quasi a suggerire una evoluzione avanzata, subito smentita dal naso che dà fiori macerati, note finemente speziate, di cannella . Sul palato entra molto armonico, con una trama tannica notevolmente fine, quasi delicato, di ottima persistenza. Un bel vino che vale interamente i circa 15 euro del suo costo in enoteca. Non stupisce che esso venga velocemente esaurito.

Pardi1Un po’ oscurato dal suo fratello maggiore, il Sagrantino, il Rosso di Montefalco è un ottimo vino, certo più semplice e meno impegnativo, ma, quando è ben fatto, come lo è quello dei Fratelli Pardi, assai gradevole, adattissimo alle fredde serate invernali, per accompagnare zuppe sostanziose, piatti di carne, saporiti formaggi a pasta dura. La spina dorsale di questa DOC è il Sangiovese, una varietà che qui non ha forse la stessa nobiltà di quello toscano, ma è da sempre presente in questo territorio, integrato da percentuali di Sagrantino e Merlot o altre varietà ammesse dal disciplinare nella misura massima del 30%.

TeccNiente scherzetti con il Dolcetto, o Dosset, come lo chiamano in Piemonte, una varietà relativamente ancora poco conosciuta fuori dai suoi territori, ma che, quando è ben coltivata e vinificata, è capace di dare origine ad alcuni dei rossi da tutto pasto più piacevoli che si producano in Italia. E’ molto diffuso, anche se meno di una quindicina di anni fa, quando cominciarono gli espianti per far posto al più famoso Nebbiolo, nelle Langhe e in altre aree del Piemonte, come il Monferrato, ma se ne trova pure in Liguria, dove è chiamato Ormeasco, ed anche, più sporadicamente, in altre regioni, come la Lombardia e persino l’Umbria, dove è ammesso (fino al 30%) come uva complementare in una DOC della provincia di Terni, il Rosso Orvietano.

Der-KeilLa Schiava (ma sarebbe più corretto parlare di Schiave, o meglio, come fa Ian D’Agata, di “Schiava group”, perché ce n’è più d’una) è una varietà tipica dell’Alto Adige, anche se se ne trova in abbondanza anche in Trentino e in Lombardia. Di fatto è difficile distinguerle, visto che i disciplinari delle DOC che la prevedono, non fanno distinzione tra i diversi tipi di Schiava.