grecvcIl Greco, che tutti chiamano, un po’ impropriamente, Greco di Tufo, è, dopo il Fiano, la seconda varietà , per importanza e per estensione, dell’Irpinia: non però della Campania, dove è invece più diffuso del Fiano. Non va confuso con il Greco detto bianco, tipico della Calabria, più raro e meno famoso, ma anch’esso di grande interesse enologico. Non si tratta certo di un’uva “facile”, sia dal punto di vista strettamente viticolturale, sia per quanto riguarda la sua vinificazione.

abruzzo-doc-pecorino-castello-di-semivicoli-masciarelliParliamo del Pecorino d’Abruzzo, un vino prodotto da una  delle varietà autoctone diventate più “di moda” in questi ultimi anni. E’ un’uva a bacca bianca diffusa in diverse regioni del Centro Italia, soprattutto Marche e Abruzzo, ma presente anche in Lazio, Umbria e Toscana. Molto resistente, ama i climi più freschi e i terreni ricchi di argilla non eccessivamente limosi. La sua popolarità è cresciuta con una rapidità impressionante negli ultimi quindici anni, quadruplicando gli ettari di superficie vitata.

Cuprese 2Immagino che anche il pubblico più avvertito sia rimasto di stucco, in occasione dell’ultimo Merano Wine Festival, all’assaggio, proposto dalla cooperativa vinicola Colonnara di Cupramontana, di una bottiglia del loro Verdicchio Classico Superiore dei Castelli di Jesi Cuprese, e dello spumante metodo classico da uve verdicchio Luigi Ghisleri , entrambe del 1992. La mia sorpresa è stata assai minore, avendo avuto l’occasione di partecipare alcuni mesi prima ad una entusiasmante verticale di Cuprese dal 2015 (ultima vendemmia), al 1991. (Nella foto accanto: i bicchieri con i Cuprese delle annate degustate, le ultime a destra, più avanti, sono quelle più vecchie).

Cerasuolo COSNon sempre i nomi rivelano le proprietà delle cose: è il caso di vini come il Dolcetto, che ci si aspetterebbe dolce e non lo è, e come il Cerasuolo di Vittoria. Il suo colore, infatti, è ben più scuro di quello che chiameremmo “cerasuolo”, se mai quello della ciliegia scura, che tende al bluastro nei vini più giovani, e al granato in quelli più evoluti.

Ottin 4Di Ottin conoscevo soprattutto il Pinot noir: profumato e succoso, regolarmente uno dei migliori della Valle d’Aosta e non soltanto. Della un po’ infelice annata 2014 mi ha però molto favorevolmente colpito soprattutto la sua Petite Arvine. Un vino dai profumi delicatamente fruttati e floreali, con sfumature di agrumi ed erba, sapido e minerale sul palato, molto armonico. (Nella foto, un particolare della saletta di degustazione della Cave Ottin).