Ciliegiolo2Non capita spesso che ci occupiamo di Ciliegiolo. Si tratta di una varietà di uva da vino molto interessante, presente in diverse regioni italiane, soprattutto in quella centrale : naturalmente in Toscana, dove è stato a lungo confuso con il Sangiovese, in Liguria e Umbria, ma anche in Lazio e in Puglia (nella quale- sorpresa! -c’è la maggiore estensione di ettari di vigna con questa varietà), in Abruzzo e in Campania. Nella maggior parte dei casi utilizzato come varietà complementare, da aggiungere ad altre uve (ad es. nel Chianti o in Umbria), il Ciliegiolo comincia ad essere vinificato in purezza, con ottimi risultati, da alcuni produttori.

La-LepreSiamo ancora nella fascia dei 10 euro o poco più: non troppi per una buona bottiglia di vino giovane, ma che può conservarsi senza problemi per altri due o tre, da bere con semplicità su spuntini informali in allegra compagnia, saporiti piatti regionali, salumi e formaggi non troppo stagionati. E’ un Dolcetto, o Dosset, come lo chiamano in Piemonte: nome che non tragga in inganno. Il vino è assolutamente secco. Sono le uve da cui è tratto che sono dolci e la scarsa acidità crea l’attesa di un vino dolce.

VetteDire San Leonardo significa dire uno dei più grandi blend italiani di uve bordolesi, forse quello di stile più francese prodotto nel nostro territorio: un grande rosso, di eleganza non comune, specie in alcune annate davvero imperdibile. Ma stavolta facciamo questo nome per parlare di un vino di assai minor blasone, e per di più bianco, il Vette di San Leonardo. Sì, perché a San Leonardo (24 ettari di proprietà, più circa la metà in affitto, nel comune di Avio, in Trentino) si produce anche vino bianco, e davvero buono.

osteria-reale-tramonti-gete-8Quello raffigurato nella foto non è un albero di ulivo, come potrebbe sembrare a prima vista per la sua grandezza. Ebbene: è un ceppo di vite della vigna centenaria della cantina Reale a Tramonti, nella penisola amalfitana. Molte di quelle viti furono piantate prima dell’arrivo della fillossera e sono pertanto a piede franco, in quanto l’insetto devastatore, che distrusse pressoché interamente i vigneti d’Europa tra la metà dell’800 e il secolo scorso, dovette arretrare di fronte alla resistenza di pochi territori, i cui suoli, sabbiosi,vulcanici, morenici oppure semplicemente perché molto isolati riuscirono a sottrarsi al flagello.

 

filari cortiLa nostra Penisola è ormai nota anche internazionalmente non più solo per i volumi di vino venduti all’estero: oltre ai vini dei grandi marchi, da tempo sbarcati in America e oggi anche in Asia, anche quelli di piccoli produttori e provenienti da regioni meno famose del Piemonte e della Toscana cominciano ad essere sempre più apprezzati per la loro qualità dai consumatori esteri. Se i  grandi vini bandiera (il Barolo, il Brunello, l’Amarone) fanno da traino, la vera grande ricchezza del nostro paese è nella miriade di varietà, terroir, vignaioli che assicurano un inestimabile patrimonio di diversità sensoriale.