FeldmarshallAlto Adige: Davanti al Feldmarshall dell’azienda Castel Thurmhof della famiglia Tiefenbrunner ci si potrebbe mettere sull’attenti. Questo vino è infatti un’altra gemma dell’Alto Adige, che dà una nuova e sconosciuta dignità al Muller-Thurgau, un vitigno ibrido messo a punto dal dottor Hermann Muller, uno svizzero di Thurgau che gli ha dato il nome, incrociando Riesling e Sylvaner (così almeno si credeva fino a pochi anni fa), più probabilmente Riesling e Chasselas, o addirittura un’uva da tavola, la Madelaine Royale: generalmente non ha caratteristiche di vera nobiltà, dando vini piacevoli e freschi, ma meno complessi, ma il Feldmarshall è invece un vino speciale, e la sua collocazione in questa rubrica non tragga in inganno. Come ho avuto già modo di spiegare, il titolo “Piccoli assaggi” non significa che si tratti anche di vini di minore interesse o qualità, ma solo di assaggi più informali, da riconsiderare in modo più approfondito in altra occasione . E difatti riparleremo certamente di questo vino in un servizio sui grandi bianchi dell’Alto Adige, che inseriremo nello spazio delle degustazioni più importanti. Le uve con cui è fatto provengono dall’altopiano di Favogna, una frazione del comune di Magré, che supera i 1.000 metri di altitudine, cosa che rappresenta un record almeno in Europa: il clima, che normalmente sarebbe troppo freddo per permettere la loro maturazione, è invece molto felicemente protetto dai venti settentrionali. Si tratta di un vino di notevole personalità e armonia, con un’acidità perfettamente bilanciata, che gli conferisce una grande freschezza, con un naso fragrante di pesca e di fiori, con leggeri sfumature di salvia, thé e origano selvatico. Di grande finezza ed eleganza, ha sorprendente resistenza. Posso assicurare di aver potuto personalmente constatare il fascino di bottiglie di oltre quindici anni, dimenticate in cantina, ancora perfettamente in sé: 91/100 per questo affascinante vino dedicato al Feldmaresciallo von Fenner, fondatore- a quanto pare-di un corpo speciale di soldati dell’imperatore di Austria. Lo produce una azienda, la Castel Thurmhof di Herbert e Christof Tiefenbrunner, di Niclara, nel comune di Cortaccia, dove già i Rezi, prima dei romani, coltivavano la vite: si tratta di una azienda esemplare, che propone una ampia gamma di vini bianchi e rossi dell’Alto Adige (abbiamo già parlato dei loro Pinot nero), tutti di grande qualità e molto accessibili nel prezzo.

Valle d’Aosta: Chardonnay Les Crêtes 2009. Sempre piacevoli e ben fatti i vini di questa bella cantina di Aymaville, che produce , accanto ad alcuni vini da uve Chardonnay, tra i quali questo, che è quello base, alcuni interessanti vini da uve autoctone, come il Fumin (un rosso fruttato, un po’ rustico, dalle piacevoli note di frutti neri e tabacco), un Torrette rouge (da uve Petit rouge) fresco e sapido, il Vin de La Sabla (un uvaggio di Barbera, Fumin e Petit rouge) di pronta e facile beva, e un bianco da Petite Arvine , il vigna Champorette, di apprezzabile freschezza e mineralità, dai toni elegantemente fruttati di mela e fiori di montagna. Con vitigni internazionali, un Pinot noir (da Pinot nero in purezza), di piacevole rusticità , una Syrah molto sapida, dalle sfumature leggermente speziate, e infine gli Chardonnay: Più impegnativo (anche nel prezzo, superando infatti i 30 Euro) è il Cuvée Bois, oggi proposto nella versione 2008, grasso e complesso, dagli eleganti toni boisé, un po’ più semplici il Frissonnière e il V.d. A. Chardonnay: meno complessi e potenti, ma freschi e fruttati, in cui spiccano la frutta gialla e gli agrumi. Quest’ultimo, poco più di 10 Euro, si fa apprezzare per la sua sapidità, e può accompagnare bene piatti di pesce, uova e verdure gratinate (86/100).

Abruzzo: Montepulciano d’Abruzzo Cocciapazza 2008. Un rosso potente, generoso di alcool e di frutto, dal Cocciapazzacolore impenetrabile. Naso esuberante di amarena e sottobosco, vigoroso e speziato, con note di cioccolato e chiodi di garofano. Sui 16-18 Euro in enoteca (89/100). Lo produce Torre dei Beati , una azienda davvero interessante di Loreto Aprutino, che propone, oltre a quello base, più semplice (poco più di 8 euro) , ma molto ben fatto, anche un altro Montepulciano di razza, il Mazzamuriello (oggi disponibile nell’annata 2008) , concentrato e potente, con molti muscoli, ma non privo di profondità (23-25 Euro).Nella gamma, anche un piacevole bianco da uve Pecorino e un fragrante Montepulciano Cerasuolo, da bere su primi piatti robusti e zuppe di pesce.

Campania: Cilento Aglianico Cenito 2005 Maffini. Bella prova per il Cenito, riassaggiato nella versione della vendemmia 2005, un’annata non troppo felice nel Cilento, che oggi appare sottovalutato rispetto alle stime iniziali. Un vino più elegante che potente, con un bel frutto, nel quale prevalgono la ciliegia nera e i frutti di bosco, accanto a note speziate e leggermente tostate, che gli conferiscono maggiore complessità.. Oggi appare al meglio (90/100), anche se potrà mantenersi bene per almeno altri 3-4 anni. Pochi i vini nella gamma di Luigi Maffini, tutti comunque di ottimo livello e assai ben centrati per accompagnare i piatti della cucina, di terra e di mare, del CenitoCilento (e ovviamente, non solo). Oltre all’elegante Pietraincatenata, di cui ho riassaggiato il 2007, che comincia ora ad esprimersi appieno, il classico e sempre magnifico Kratos, entrambi da uve Fiano (oggi disponibile il 2009), un secondo rosso finora ingiustamente oscurato dal fratello maggiore, il Kleos , più poche bottiglie di un raro rosato cilentano, il Denazzano, e un gradevole passito da uve Fiano, che sembra fatto per accompagnare la pastiera napoletana.

Basilicata: Aglianico del Vulture Macarì 2006. Molto ben fatto questo Aglianico, che è il secondo vino dell’Azienda Macarico di Barile. Aglianico in purezza da vigne ancora giovani (gli impianti, ad alta densità, risalgono ad appena dieci anni fa), di buona struttura, ma morbido e davvero piacevole. Di alcool generoso, ma equilibrato dall’acidità e dalla sua sapidità minerale, si fa apprezzare per l’espressività del frutto e la sua balsamicità (88/100). Sui 13-15 Euro che non si faranno rimpiangere.

 

MorgonBeaujolais : Morgon Marcel La Pierre 2009. Quando si dice Beaujolais, si pensa subito al Nouveau, il vino d’autunno, leggero e fragrante, dai profumi intensi di rosa e banana, che talvolta viene anche un po’ spregiativamente definito “femminile”. Il Beaujolais è invece una regione piuttosto vasta, posta tra la Borgogna e il Rodano, che, pur non avendo il blasone delle zone migliori di questi territori, oltre ai vini più semplici e ai villages, comprende anche dieci crus, non privi di personalità: Brouilly, Chénas, Chiroubles, Cote de Brouilly, Fleurie, Juliénas, Moulin-à-vent, Regnié, Saint-Amour e appunto Morgon. Quest’ultimo è forse è il più importante, poco più di 1000 ettari, caratterizzato da suoli ricchi di granito e scistosi, dal quale si traggono vini molto piacevoli e polputi, di buona acidità e struttura, capaci di durare anche piuttosto a lungo (7-10 anni e più nelle annate più favorevoli). Quella del 2009 è stata un’ottima annata in questa zona, e i vini di Morgon, pur potendo essere apprezzati subito, possono anche essere conservati per qualche anno, consentendo loro di raggiungere un maggiore equilibrio ed esaltare la loro naturale mineralità, Tra i pochi importati in Italia), segnaliamo il Morgon del Domaine Lapierre (distribuito da da Velier). Questo Domaine ha cominciato a vendere il proprio prodotto in bottiglia alla fine degli anni ’50, convertito al biologico dal 1981, da sette anni applica la biodinamica in alcune vecchie vigne. Il suo punto di forza è rappresentato dall’età delle vigne (60 anni di età media), 13 ettari di proprietà. Il vino viene vinificato in modo classico , a grappolo intero, in semi-macerazione carbonica alla beaujolaise, senza SO2, e viene elevato per una decina di mesi in legno. Questo Morgon si fa apprezzare per la sua ottima tipicità territoriale: colore scuro, naso di frutti maturi, soprattutto ciliegia con note di violetta, è molto sapido ed equilibrato in bocca, immediatamente piacevole per la sua freschezza e mineralità (85/100). Una interessante scoperta per coloro che conoscono solo i “nouveaux” di questa regione.

Bel_AirChablis : Chablis De Moor Bel Air et Clardy 2009. Un altro vino francese, questa volta dello Chablisienne. Uno Chablis che non proviene da un grande climat, riconosciuto come grand cru o premier cru; viene infatti da Courgis, un piccolo villaggio che si trova circa 7 km. a sud-ovest da Chablis, che ha solo alcuni premiers crus (8).Tuttavia Alice e Olivier De Moor, entrambi enologi formati a Dijon (Olivier è di Courgis, Alice viene dallo Jura), che nel 1989 hanno impiantato in questa zona tre vigne nell’ambito dell’ A.O.C. Chablis, Rosette, che è la più famosa, Bel Air e Clardy, riescono a fare, con pochi ettari, dei vini di grande precisione , che possono –specie il primo- trarre in inganno gli assaggiatori. Bel Air e Clardy vengono vinificate insieme per dare il vino di cui parliamo oggi: uno Chablis che naturalmente non ha la struttura e l’eleganza di un grand cru, ma di grande dignità, tutto giocato sul registro della freschezza agrumata e della mineralità. Si tratta di un vino da cultura biologica, anzi biodinamica, che non fa uso di solforosa, molto pulito, quasi roccioso, che non stupisce con un frutto esuberante, ma lascia in segno per la sua grande pulizia e una eleganza, magari un po’ semplice, ma di grande equilibrio. Rosette è indubbiamente il pezzo pregiato della casa, una sorta di premier cru “non ufficiale” (non è del resto distante dal premier cru Les Beauregards), caratterizzato da un suolo più complesso, difficile da lavorare per la sua forte pendenza, mentre le vigne di Bel Air e Clardy hanno un suolo poco profondo su strati di calcare più duro con fossili, un misto di argilla e calcare con un drenaggio elevato. Il vino del 2009, già piacevole e molto equilibrato, ha tutte le premesse per migliorare ancora in bottiglia: fresco e pulito, dai piacevoli toni agrumati, esibisce quello che è il marchio dei vini della casa, una vibrante mineralità sapida e quasi “marina”.Una bottiglia interessante, importata da Velier (88/100). L’azienda produce anche alcuni vini “minori” non importati, che devono quindi essere apprezzati sul luogo: il più interessante è Plantation 1902, che, come dice il nome, deriva da una vigna molto vecchia di Aligoté, un’uva considerata di serie B, buona solo per il Kir, ma che in casi come questo dà sorprese, un Bourgogne Chardonnay Chitry , un comune confinante con la zona dell’appellation Chablis, che dà vini assai più semplici, ma spesso di grande piacevolezza, e un Saint-Bris, inusuale vino borgognone a base di Sauvignon (Pubblicato il 7.4.2011).

 

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Questa settimana parliamo di alcuni assaggi di vini a base di Pinot nero e di Chianti classico.

Alto Adige Pinot Nero Meczan Hofstatter 2009. E’ il Pinot nero più semplice, della linea più commerciale dell’azienda, che ha nel Barthenau Vigna S.Urbano il suo gioiello (ora é in enoteca il 2007) . Un rosso piacevole, fruttato, senza pretese, da bere giovane, anche un po’ fresco (ma non freddo) quando le temperature stagionali tendono a salire (83/100). In enoteca costa intorno ai 9 Euro.

TurmhofUn altro Pinot Nero altoatesino di grande piacevolezza il Turmhof 2009 di Tiefenbrunner. Anche in questo caso si tratta del prodotto più semplice a base di Pinot Nero: “introduce” al ben più ricco e complesso Pinot Nero riserva Linticlarus, oggi disponibile nell’annata 2007. Tutto quello che un Pinot Nero dell’Alto Adige può dare. Fresco, profumato, ma non diluito; croccante, con un bel colore brillante (85/100). Un bicchiere che mette allegria (anche lui sui 9 Euro).

Il Pinot Nero italiano non è solo quello dell’Alto Adige. Diverso, ma di tutto rispetto, quello dell’Oltrepo’ pavese. Più raro, in purezza, nelle versioni ferme, si esalta nella spumantizzazione.

Ho recentemente riassaggiato il “secondo” Pinot nero della Tenuta Mazzolino (il primo, oggi nell’annata 2007, è il più noto Noir, un rosso potente, terroso, di buona personalità), il Pinot Nero Provincia di Pavia Le Terrazze 2009.Anch’esso fresco e leggero, dai profumi di ciliegia e frutti di bosco, leggermente tannico, è un vino che si fa apprezzare sui salumi e sui primi piatti saporiti (82/100) (all’incirca lo stesso prezzo degli altri).

Molto buone le versioni spumantizzate del Pinot nero dell’Oltrepò. Esemplari quelle dell’azienda Monsupello. Ho riassaggiato il Monsupello brut classese dell’annata 2003, che al Pinot nero assembla un 10% di Chardonnay. Giallo paglierino carico, dalla spuma fitta e persistente con un naso complesso, nel quale si coglie il tipico ribes, secco senza asperità, risulta molto morbido al palato, può essere impiegato per l’intero pasto, oltre che come aperitivo o per accompagnare primi e secondi piatti di pesce. Una ottima bottiglia (88/100) per circa 15 Euro.

 

Accenniamo ora ad alcuni Chianti classico assaggiati o riassaggiati ultimamente.

Da Castellina viene il Chianti classico Fonterutoli 2008, fresco e fruttato, a cui una piccola percentuale di Merlot conferisce una grande rotondità e piacevolezza. Di buon equilibrio, esibisce tannini morbidi e non asciuganti (84/100). Adatto da tutto pasto o per piatti di carne della cucina “di casa” (circa 14 Euro).

Il Chianti classico Querciabella 2008 (Sangiovese, ma con un 5% di Cabernet Sauvignon) é un Chianti di Greve di una azienda che ha privilegiato le uve internazionali ( su tutti il rosso Camartina e l’elegante Batar) . Rubino brillante, con sentori di frutti rossi e sottobosco, sapido ed elegante (86/100), per primi piatti robusti o piatti di carne della cucina toscana (circa 18 Euro).

Chianti classico riserva Poggio a’ Frati di Rocca di Castagnoli 2007 (Sangiovese con un 5% di canaiolo). E’ un Chianti di Gaiole, caldo e potente, dal bel colore rubino-granato, con piacevoli note affumicate (87/100), molto adatto a piatti di carni rosse e pollame nobile (20-25 Euro).

Chianti classico Caparsino 2006, dell’Azienda Caparsa di Radda (16 Euro). Un bel rosso, minerale, dal bouquet delicato , molto floreale, con eleganti note speziate. Sangiovese con una piccola percentuale di Canaiolo. E’ un vino che non si impone per un frutto esuberante, ma che va ascoltato, di notevole purezza e sapidità (86/100).

Chianti classico Badia a Coltibuono 2006. A due anni dal primo assaggio, questo Chianti di Gaiole, 90% di Sangiovese e la quota restante di Canaiolo, appare armonico, elegante ed equilibrato. Dal colore rubino con riflessi granata, con note di ciliegia matura e fiori essiccati, caldo e fruttato, con tannini levigati (87/100). Costa 14-16 Euro in Enoteca.

Ora tre Chianti di Castelinuovo Berardenga, altra località “canonica” del Chianti. Tre vini molto differenti, ma di ottimo spessore.

FelsinaPiù immediato il primo, il Chianti classico Felsina 2008. Felsina è un’azienda che , pur producendo alcuni ottimi vini da uve internazionali, non ha dimenticato quelle tipiche toscane. Innanzitutto il Sangiovese, con il quale produce un rosso IGT di grande personalità (il Fontalloro, oggi proposto nella vendemmia 2007) e uno dei migliori Chianti classico in assoluto, il Chianti classico riserva Rancia (di cui è disponibile oggi il 2007). Il vino “base” è anch’esso prodotto con Sangiovese al 100% : al colore rubino brillante, è elegante, minerale, con un frutto fragrante, nel quale si avverte la ciliegia insieme a note floreali. (87/100).

Il secondo è una riserva, il Chianti classico Le Trame riserva 2007 del Podere Le Boncie. Il podere Le Boncie è ubicato in zona collinare ad una altitudine di circa 300 m slm. Nei 3 ettari e mezzo di vigneto produce Chianti classico in modo tradizionale, da coltivazione biologica. Si tratta di un vino molto autentico, davvero chiantigiano, caldo e minerale, che non stupisce per un frutto esuberante, ma per il suo equilibrio e la sua purezza (circa 20-22 Euro). Di grande sapidità, esprime perfettamente il concetto di eleganza contadina.Il mio giudizio è 90/100.

Infine , il Chianti classico Castell’in villa 2008 . E’ il “base” di una azienda di culto del Chianti classico. Sangiovese 100%, è ancora ritroso e lievemente austero. Questo è un vino che invecchia meravigliosamente e mostra la sua eleganza e complessità solo distendendosi nel tempo (88/100). Si avverte comunque già la personalità di un vino ricco e potente, che ha bisogno solo di tempo per affinarsi e “risolvere” la sua grande materia (16-17 Euro).

Infine, due doverose avvertenze. La prima è che le valutazioni numeriche in centesimi qui espresse si riferiscono sempre all’assaggio di cui si parla in quel momento. Questo giudizio, sempre opinabile e soggettivo, è destinato a variare nel tempo con l’evoluzione del vino.

La seconda è che i prezzi riportati vanno intesi come puramente indicativi. WoW non fa ricorso a bottiglie conferite in assaggio, ma a bottiglie assaggiate in loco oppure acquistate in enoteche o altri negozi specializzati, per cui è possibile che vi siano variazioni anche importanti (Pubblicato il 25.3.2011).

 

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Nella sezione “Piccoli assaggi” parliamo di quei vini che abbiamo assaggiato (o riassaggiato) nell’ultima settimana, che ci sono parsi interessanti o anche solo curiosi da proporre ai nostri lettori. Si tratta di “assaggi veloci”, non necessariamente di “piccoli vini”o di poco costo . In taluni casi si tratta solo di anticipazioni da riprendere in modo più sistematico all’interno di altre sezioni, più di approfondimento, nelle quali viene preso in esame in modo più completo un produttore, un territorio, oppure una o più annate di un vino ritenuto particolarmente degno di attenzione.

 

Villages della Côte de Nuits.

Come é noto, con la denominazione “village”, che segue quella di un comune (ad es. Nuits-Saint-Georges o Volnay), si indicano, in Borgogna, dei vini relativamente più semplici di quelli che riportano in etichetta anche il nome del climat e sono classificati come premier cru ( e, ovviamente,   ancor più come grand cru), ma comunque superiori a quelli contrassegnati dalla sola denominazione regionale (ad es. Bourgogne Pinot Noir o Hautes Côte-de Nuits). Questa settimana abbiamo assaggiato un Gevrey-Chambertin e un Vosne-Romanée.

TrapetGevrey - Chambertin è uno dei comuni più settentrionali della Côte de Nuits. Poco più di 80 ettari sono classificati come grand cru (Chambertin o Chambertin-clos de Bèze, le classificazioni più prestigiose , o con una delle altre sette appellation, da Chapelle a Ruchottes), e più o meno altrettanti come premier cru , con 26 diversi climats. I villages possono disporre di un’area notevolmente maggiore, tra i comuni di Gevrey-Chambertin e Brochon (circa 320 ettari).

Quello di cui parliamo oggi è il Gevrey-Chambertin village di Trapet del 2006.

Quello del 2006 è stato, in Borgogna, un millesimo discreto, nulla a che vedere naturalmente con il grande 2005 , ma sicuramente meglio del modesto 2004 (se ne è già parlato a proposito del Nuits Damodes di Faiveley). Il village di Trapet proviene da varie parcelle ( En Combe, Clos de Combe, Crais, Justice, Fourneaux, Grandes Raies, Puits-de-la-Barraque), Si tratta di un Gevrey molto piacevole e fruttato, nel quale si avvertono cassis e altri frutti rossi, fresco, abbastanza armonico, con tannini non aggressivi, anche se non di straordinaria lunghezza. Un vino che potrà ancora migliorare per due-tre anni, ma essere ancora apprezzato per qualche anno in più. Da non destinare a lungo invecchiamento.

Il secondo village che abbiamo assaggiato è un Vosne-Romanée del Domaine Engel, ora, diventato, da qualche anno (dal 2007), dopo la scomparsa del suo proprietario, Domaine d’Eugenie.

Si tratta , in questo caso, appunto di un 2004. Vosne-Romanée, si trova a qualche chilometro a sud di Gevrey-Chambertin, tra Vougeot e Nuits-Saint-Georges. Questo comune ospita alcune delle più grandi appellation della Côte de Nuits: da La Tâche a Romanée Conti, che, tutte insieme (6) superano di poco i 25 ettari. Molto più estesa l’area dei premier cru (14 diversi climats, per complessivi 57 ettari circa). Circa 90 ettari, tra Vosne-Romanée e Flagey-Echezeaux, sono invece disponibili per l’appellation village.

I vini di Vosne-Romanée sono forse i più eleganti della Côte de Nuits, hanno una morbidezza che manca ad altre pur grandi appellation (per es. a Nuits-Saint-Georges o a Clos de Vougeot), e una impressionante persistenza, almeno nelle versioni migliori. Ovviamente i villages sono assai più semplici e, anche se notevolmente migliorati negli ultimi dieci anni, assai più variabili.

Il Domaine Engel è stato (come oggi lo è il Domaine d’Eugénie, che ne ha raccolto l’eredità) tra i più reputati, per i suoi Vosne-Romanée premier cru e per il suo notevole Clos de Vougeot grand cru. Quella del 2004 è stata però un’annata più opaca. Il vino, di colore meno brillante del Gevrey di Trapet, mostra un bouquet più discreto, meno fruttato e più floreale (di fiori secchi, tra cui spicca la violetta), appare più delicato, di struttura più leggera, giunto al suo punto massimo di evoluzione. A meno di sorprese, sempre possibili tra i Pinot Noir borgognoni, è un vino “da bere”, che potrà essere ancora apprezzato per qualche anno, ma da non invecchiare più a lungo.

Importati entrambi in Italia da Heres sono comunque vini da amatori, decisamente non economici: difficilmente troverete in commercio le vendemmie più recenti (la 2008) del primo per meno di 32-35 Euro , e del secondo di 50 Euro.

 

Piccola Emilia:non solo culatello.

L’Emilia enologica è da sempre una specie di Calimero. Associata al Lambrusco e allo sconosciuto Ortrugo, viene considerata la sorella minore della Romagna, regione bellissima , nota per la sua gastronomia, ma che , almeno per quanto riguarda i vini, non è mai stata tra le più blasonate del nostro paese.

TizzanoTuttavia, in questi ultimi anni, la qualità è notevolmente migliorata anche in Emilia, ed è ora possibile trovarvi vini molto affidabili a prezzi sicuramente interessanti. Oggi accenneremo rapidamente a due vini emiliani da vitigni internazionali (rispettivamente Cabernet Sauvignon e Merlot), che si sono bene acclimatati , e che del resto sono presenti in regione ormai da più di un secolo . Parliamo del Colli Bolognesi Cabernet Sauvignon “base” (assaggiato nella vendemmia 2008) dell’Azienda Tizzano, una azienda modello, di oltre 200 ettari, di cui poco più di trenta a vigneto, che produce anche un gradevole Merlot. Per una decina di Euro è possibile aggiudicarsi una bottiglia di un vino dal colore rosso rubino cupo , dal naso molto piacevole, nel quale ai frutti rossi (in cui predomina la ciliegia selvatica), danno seguito sentori di bacche selvatiche, di piacevole balsamicità.

Una piacevole sorpresa viene anche dal Lanciotto Colli Bolognesi Merlot dell’Azienda La Mancina, una quarantina di ettari in collina a circa 200 metri di altitudine, apprezzata anche per il suo allegro Pignoletto frizzante. Il Merlot (assaggiato nel millesimo 2009) esibisce un bel rubino scuro brillante, un olfatto molto piacevole e fresco, di amarena , con lievi sentori verdi, molto rotondo , di facile , ma non banale beva. Un bel vino a soli 7 Euro la bottiglia in enoteca.

Non dimentichiamo infine il Lambrusco. La sua immagine , lo sappiamo, è pessima: vino gazzosa o vino Coca- Cola, si è più volte detto. Invece, quando è ben fatto, e oggi vi sono diversi produttori coraggiosi che hanno affrontato seriamente la strada della qualità (come Bellei e come Ceci, del cui Lambrusco ci accingiamo a parlare), sono vini piacevolissimi, capaci di dare allegria e perfetti sulla cucina saporita, ma piuttosto grassa della Regione, a partire dai suoi profumati salumi.

CeciIl Lambrusco Terre verdiane di Ceci (5-6 Euro in enoteca), in una inconsueta, affusolata bottiglia, che sembra quella di un Limoncello, si propone con un bellissimo rosso violaceo, allegro e spumeggiante, dal profumo fresco e seduttivo di fragola e lampone: bevuto appena un po’ fresco accompagnerà meravigliosamente un piatto di tortellini oppure uno zampone natalizio. Vale appena ricordare che, come Bellei, anche Ceci ha avvviato delle esperienze molto interessanti di spumantizzazione da Malvasia bianca e soprattutto da Lambrusco Maestri (l’Otello nero), che costituiscono ormai più di una semplice curiosità Pubblicato il 13.3.2011),

 

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La Corvina è un vitigno diffuso in tutto il veronese, nel quale è impiegata come ingrediente fondamentale nei rossi tipici della zona, dal Bardolino alla Valpolicella e agli Amaroni, ma è presente anche in Lombardia nella zona del Garda. Si tratta di un vitigno resistente, a fioritura tardiva con tralci lunghi poco ramificati, abbastanza robusti, che matura tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. Resiste bene ai freddi ma., a causa della compattezza dei suoi grappoli, è soggetta all’attacco della muffa nobile, come talvolta accade durante il processo di appassimento, allorquando viene utilizzata per la produzione del Recioto e dell'Amarone.

Poja2Solitamente è impiegata insieme con altre uve locali, come la Rondinella e la Molinara. Più raramente è vinificata in purezza, con risultati straordinari. Un esempio è costituito dal rosso La Poja di Allegrini, un vino potente, esuberante di colore e di frutto, capace di un lungo invecchiamento. Allegrini , noto come autore di una eccellente Valpolicella classica, gradevolissima nella sua freschezza , già 1-2 anni dopo la vendemmia, ma non priva di resistenza, che , nel tempo, acquista maggiore  complessità , nonché di eccellenti selezioni di Amarone e Recioto, impiega la Corvina in purezza per il suo La Poja, oppure in un inusuale blend , in cui, insieme con  la tradizionale partner Rondinella è accompagnata dal Sangiovese o dal Sangiovese con la Syrah , per elaborare altri due rossi molto seducenti, sia pure di minore complessità, La Grola e il Palazzo della Torre. La Poja è un eccellente vino rosso, di grande potenza e profondità, dal colore rubino brillante, dal frutto lussureggiante, nel quale primeggiano i frutti rossi, reso complesso da note speziate che vanno dal tabacco al chiodo di garofano , fino alla carruba .Esuberante nella sua potenza alcoolica, che supera abbondantemente i 14°, grande su carni rosse e selvaggina. Ottimo il millesimo 2001 (92/100) , il 2006 promette altrettanto.

 

Oltre al La Poja, la Corvina è protagonista assoluta anche in un altro rosso veronese, il Cresasso di Zenato. Abbiamo già parlato di questa azienda, nota soprattutto per i suoi Amaroni, ma che noi abbiamo apprezzato anche per un suo bianco di notevole personalità, la Riserva di Soave Sergio Zenato.

Cresasso

 

La vendemmia 2005, che abbiamo assaggiato recentemente, è un bellissimo vino, dal colore rubino e dal naso complesso, in cui si sente la ciliegia nera , con piacevoli note affumicate. In bocca, si avvertono , avvolte in eleganti sfumature tostate, complessità minerale e tannini vellutati.Bella bottiglia (91/100), che non fa rimpiangere i circa 20-22 Euro necessari per acquistarlo in enoteca (Pubblicato il 4.3.2011).

 

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Il Lugana è un vino ingiustamente poco conosciuto al di fuori della zona del Garda, nella quale viene prodotto. Si tratta infatti di un vino meritevole di attenzione, di grande piacevolezza da giovane, ma capace di reggere negli anni (quattro o cinque, ma, in vendemmie particolarmente favorevoli, le bottiglie dei migliori produttori , anche dieci), nel corso dei quali rivela una notevole personalità . Nasce da uve Trebbiano di Lugana ( o Turbiana), nella zona del Basso Garda, ed è vino lombardo-veneto per eccellenza, perché, pur essendo diffuso nella zona gardesana della provincia di Brescia (Desenzano, Sirmione, Pozzolengo e Lonato), è presente anche sul Garda veronese , nel comune di Peschiera, che costituisce il tratto più orientale del territorio, in Veneto. Il suo terroir, a natura argillosa, di origine morenica, si colloca in una zona in passato ricca di paludi e di foreste, poi bonificata e diventata agricola. Il Lugana è un vino bianco dal bel colore paglierino, che diventa dorato con gli anni, dal bouquet delicato, fresco e molto armonico, che si presta (a seconda dell’annata e del modo di vinificazione) ad accompagnare molto bene primi piatti, pesci di lago e formaggi freschi. Oggi parleremo di due Lugana che ci sono piaciute molto.una lombarda e l’altra veneta. La prima è il Lugana Brolettino dell’azienda Cà dei Frati (www.cadeifrati.it),della famiglia Del Cero, 90 ettari di proprietà più un’altra trentina in affitto a Lugana di Sirmione. I vini più interessanti di Cà dei Frati, che produce anche un rosso da uve Marzemino e Sangiovese, il Ronchedone, e un piacevole rosato , molto adatto per l’estate, il Rosa dei Frati, sono bianchi, sia Lugana doc, da Turbiana in purezza, sia IGT da uvaggi, nei quali alla Turbiana sono associate in blend Chardonnay e Sauvignon (come il Tre Filer e il Pratto).A noi è piaciuto soprattutto il Lugana Brolettino, che abbiamo assaggiato nella fresca versione del 2009.

Brolettino2Il Brolettino viene fatto con le uve di due vigneti impiantati negli anni Settanta, i Frati e Ronchedone, vendemmiate in perfetta maturazione all’incirca a metà ottobre , elevato in barrique di rovere francese per 10-12 mesi e poi affinato in bottiglia per alcuni altri mesi.

Di colore giallo paglierino carico, ha profumo avvolgente, ma delicato, di frutta tropicale (ananas), melone, e agrumi, con note lievemente dolci di brioche e vaniglia, si offre fresco e setoso al palato con notevole coerenza gusto-olfattiva, nel quale oltre a “ricordi” di frutta gialla, si avvertono spunti di mela renetta,mandorla e ancora agrumi (90/100).

 

 

ZenatoDal lato veneto del Garda, a Peschiera, viene invece il Lugana riserva Sergio Zenato. L’ azienda della famiglia Zenato (www.zenato.it), diversamente da Cà dei Frati, è invece nota soprattutto per i suoi vini rossi, fra i quali ricordiamo gli Amaroni, potenti , eleganti e balsamici, il Recioto e un’ottima Valpolicella di ripasso. Il Lugana riserva Sergio Zenato, che abbiamo assaggiato nella versione del 2007, proviene dalle vigne del Podere Massoni di   15 - 20 anni, ed è fatto con uve vendemmiate lievemente tardive a metà ottobre. La fermentazione è effettuata in barrique per una ventina di giorni, poi il vino è messo a maturare in piccole botti nuove per 4 mesi, a cui segue un periodo di 6 mesi in acciaio e di altri 6 mesi in bottiglia. Ha colore giallo dorato, profumo intenso con note floreali e balsamiche, nelle quali si colgono frutta gialla, agrumi e di sentori leggermente vanigliati. In bocca si offre fresco e molto armonico, con ritorni agrumati e floreali. Il vino è sapido, morbido al palato, molto equilibrato (89/100) (Pubblicato il 10.2.2011)