Spirito di Vino, anno VIII, n. 42, febbraio-marzo 2011, € 5.50

Spirito_di_vinoSpirito di vino è una bella rivista bimestrale, interamente dedicata al vino, dall’impostazione grafica molto curata (dal punto di vista estetico, è, a mio giudizio, seconda solo a Bibenda), e con una buona apertura anche internazionale : vi sono infatti frequenti servizi dedicati non solo alla produzione nazionale, ma anche alle regioni più prestigiose del resto di Europa e del mondo. Anche in questo numero, infatti, vi è un’ampia rassegna dei migliori bianchi austriaci, provenienti dalle regioni più vocate, la Wachau, Kamptal e Kremstal, Il 2008 e il 2009 sono state annate sofferte dal punto di vista climatico, che hanno penalizzato soprattutto il Riesling, attaccato da una precoce botritizzazione. Migliore la situazione per il Gruner Veltliner, ma soprattutto per i vini dolci.Il servizio comprende anche un’ampia rassegna delle migliori bottiglie di vini bianchi austriaci degli ultimi 25 anni.Finestre anche sull’Argentina, con lo Cheval des Andes, il rosso di Louis Vuitton, Moët ed Hennessy, e sullo Champagne Mumm. Sul fronte nazionale, grande verticale dedicata al Pinot bianco della Cantina di Terlano, con alcune vecchissime annate (1955 e 1979), che mettono in fila quelle più recenti, e una verticale della riserva de Il Falcone dell’azienda andriese di Rivera (un blend di Montepulciano e Nero di Troia), nella quale è ancora una vecchia annata di quarant’anni (la 1971) che strappa il punteggio più alto. Altri servizi sono dedicati alla nuova cuvée Anna Clementi di Cà del Bosco in versione rosè, all’annata 2007 del Coevo di Cecchi e alla collaborazione tra Masi , importante azienda del veronese, nota per i suoi Amaroni, Serego Alighieri e la trentina Bossi Fedrigotti. Il ristorante di turno è l’Osteria del Mirasole di S.Giovanni in Persiceto e la residenza di charme il Castello di Vicarello a Poggi del Sasso, in provincia di Grosseto. Completano questo fascicolo le solite rubriche sulle novità in cantina, sul mondo delle bollicine e i distillati ed Esperienze, appunti di viaggio e spigolature di assaggi, che questa volta riguardano i vini biodinamici al Merano Wine Festival,  Villa Giustinian e i vini di Breganze.

 

Ora due libri dedicati ai vini della Campania.

Il primo è :

Cuomo G. (2011). Campania da bere 2011, 160 pp., € 8.80 (supplemento a “Il Corriere della Sera”).

CuomoQuesto agile volumetto di Gimmo Cuomo, viene proposto, ormai da alcuni anni (questo è il settimo), in abbinamento con il Corriere della Sera, e può essere acquistato solo insieme con il quotidiano. Gimmo Cuomo è un giornalista, che cura la rubrica dedicata ai vini della Campania (ma anche con escursioni in Puglia e Basilicata) sul supplemento regionale del sabato. Ha le sue idee, che naturalmente possono essere condivise in tutto o in parte, ma che apprezziamo anche perché appare abbastanza indipendente dal main stream delle grandi guide nazionali, ed ha in più uno stile brioso di scrittura, anche se talvolta un po’ incline al gigionesco, ma mai sgradevole. La Guida di Cuomo ha una struttura semplice: i 200 vini che vi vengono schedati sono divisi semplicemente tra bianchi, rosati e rossi, e quindi ordinati per vitigno e denominazione. Ogni scheda riporta l’etichetta a colori del vino, vitigno/i , numero di bottiglie prodotte, grado alcoolico, enologo e prezzo indicativo in enoteca. Un numero di bottiglie colorate (di giallo, rosato o rosso, a seconda del colore del vino), da tre a cinque, con possibilità di aggiunta di una mezza bottiglia, in caso di necessità, esprime il valore del vino , da buono ad eccellente. Poi c’è il giudizio narrativo, molto personale, con alcuni suggerimenti sugli abbinamenti. Si tratta di un libro gradevole, che offre spunti interessanti di riflessione su una realtà ancora poco conosciuta al di fuori dei confini regionali, fatta eccezione per i grandi vini irpini, e alcune segnalazioni meritevoli di approfondimento.

Il secondo libro è:

Pignataro L. (2010). Guida alle piccole cantine della Campania. 152 aziende da scoprire. I grandi artigiani del vino. Edizioni dell’Ippogrifo, Sarno (SA), 292 pp,, € 15.00.

PignataroE’ fondamentalmente la Guida del 2003, poi aggiornata, divisa nelle cinque province campane e ora di nuovo aggregate, con gli stessi pregi e gli stessi difetti. Il principale pregio è la numerosità delle aziende schedate, che è però anche il limite di questa Guida. Bisogna infatti pur riconoscere che non tutte le aziende e i vini schedati soddisfano i requisiti qualitativi necessari per essere inclusi in una Guida. I criteri di inclusione non sono affatto chiari, oltre che dal punto di vista qualitativo, anche dal punto di vista semplicemente descrittivo. Il libro è presentato infatti come una Guida dedicata alle piccole cantine, ma questo criterio appare alquanto vago, quando si includono aziende che hanno quasi 40 ha. di vigne e lavorano oltre 250.000 bottiglie:non sono certo numeri enormi in assoluto , ma ben diversi dai 3-4 ha. di superficie vitata e dalle 2 o anche 5000 bottiglie prodotte da molte altre aziende riportate nel volume . Le descrizioni dei vini sono abbastanza sommarie e anche i dettagli sulla loro produzione troppo scarni: i vitigni , la fascia di prezzo e la generica indicazione della fermentazione e maturazione in acciaio o in legno. Ho francamente qualche dubbio sugli abbinamenti, in taluni casi davvero troppo ampi : certo un vino non può essere bevuto su un solo piatto, ma deve potersi adattare, entro certi limiti, anche ad altro, ma difficilmente può adattarsi a piatti di pesce, zuppe contadine, carni e formaggi ( e il dessert?). Lo schema è quello classico: ripartizione nelle cinque province, poi ordine alfabetico per le aziende, poche note essenziali (indirizzo, nome dell’enologo, dimensioni della proprietà, varietà coltivate, numero di bottiglie). Poi una breve descrizione delle aziende e della loro storia (la parte più interessante). Quindi, a seguire, i vini prodotti. Un po’ di editing non guasterebbe, soprattutto visto che si tratta di un libro più volte riproposto in varie edizioni. Un esempio? A pag. 21, a proposito dell’Azienda Amarano, si dice:

“Si trova a Montemarano, territorio naturalmente vocato all’aglianico insieme a Castelfranci grazie all’altezza e alla escursione termica” . Appena due righe sotto si ripete esattamente la stessa frase (Pubblicato il 13.2.2011).

 

Questa settimana proponiamo due libri sulla Borgogna che non parlano strettamente di vini, anche se il vino, naturalmente è sempre sullo sfondo.

Il primo libro riguarda le canzoni sul vino. Il vino, si sa, è da sempre all’origine di moltissime canzoni, filastrocche o ritornelli popolari. Henri Berthat ha curato:

Berthat H, ( a cura di) (2008). Vingt chansons du vin de Bourgogne. ICO, Dijon, 52 pp.

Questo libro si propone di proporre al lettore contemporaneo una serie di motivi popolari  della tradizione folclorica borgognona, vero esempio di archeologia musicale enoica.

BerthatDi ciascuna canzone vengono proposte le parole e la musica, introdotte da un breve commento dell’autore, il quale precisa che non tutte le canzoni presentate hanno un’origine borgognona al 100%, ma esse si sono così profondamente radicate nella tradizione orale locale che ne autorizzano l’inserimento. Le canzoni sono di vari tipi Alcune scandiscono i diversi momenti topici della produzione del vino, dalla coltivazione della vigna alla vendemmia, e dalla vinificazione al consumo. Ad esempio “Plantons la vigne” è una canzone probabilmente molto antica, di cui esistono diverse versioni regionali, che rappresenta le varie fasi del ciclo naturale della vigna.. Quella inclusa in questa piccola antologia, risale al XVIII secolo, è stata recuperata da Aristide Bruant alla fine dell’800 con il titolo “Vieille chanson bourguignonne”. Deliziosa “Dans la vigne à Claudine”, su musica di André Campra, organista di grande talento della fine del ‘600, autore di molte opere liriche e religiose, il cui testo fu scritto da Charles Dufresne , poeta, autore drammatico e pittore che ebbe come protettore Luigi XIV, che maliziosamente ammonisce che “aux vignes de Cythère…la plus sage (ragazza) grappille, mais ne vendange pas”.

Altre   sono vere e proprie canzoni da osteria , nelle quali l’inno al buon vino si alterna al dileggio, anche anticlericale. “Plus on est de fous plus on rit” , ad es. , afferma che

« Ma règle est plus douce et plus prompte

Que les calculs de nos savants.

C’est le verre en main que je compte

Mes vrais amis, les bons vivants ».,

« Les moines de St. Bernardin » descrive la vita comoda e assai poco morigerata dei monaci, tra pasti luculliani e giovani fanciulle con “les têtons bien rondes” che riscaldano i loro letti,  e conclude :

«  Si c’est ça la vie que tous les moines ont

Je me ferai moine avec ma Jeanneton… ».

Bellissima questa del viandante, al quale il vino fa dimenticare la propria meta, vero inno alla vita come viene, giorno per giorno :

« Encore un p’tit verre de vin

Pour nous mettre en route

Encore un p’tit verre de vin

Pour nous mettre en train

Ceux qui voudront partir, partiront

Ceux qui voudront rester, resteront !

Ceux qui voudront partir, partiront

Ceux qui voudront rester, resteront ! »

 

Il secondo libro é una Guida « curiosa » alla Cote d’Ôr, di André Beuchot :

Beuchot A, (2007). La Cote d’Or. Le long du chemin. ICO, Dijon, 382 pp., € 30.00.

BeuchotSi tratta di una vera, piccola miniera di notizie su tutte le cose interessanti o semplicemente curiose delle varie località (anche le più piccole frazioni ) della Cote d’Ôr. Qui, coloro che vorranno (e potranno) spendere qualche settimana senza affanni in Cote d’Ôr e che non siano esclusivamente centrati sui vini e sugli assaggi, potranno trovare tutte le cose da vedere non solo nelle località maggiori (da Digione a Beaune o Nuits-Saint-Georges), ma anche nelle località più piccole e sconosciute, dove trovare una rocca, una chiesa, o semplicemente le tracce di una leggenda. Anche l’indice analitico riporta i vari centri in rapporto ai temi di interesse (città gallo-romana, vestigia di abitazioni celtiche, tombe, stazioni di posta, Templari, sotterranei, leggende, miracoli).

Se volete sapere tutto sulla famosa chouette di Dijon, questo libro è per voi. Ad es. sapevate che a Flagey-Echezeaux, piccolo paesino al crocevia di alcune delle più leggendarie appellations di rossi borgognoni,oltre alle cantine, si possono trovare una chiesa del XV secolo, un antico lavatoio e un sito gallo-romano?

Il libro non è appariscente , non si fa notare per la presenza di bellisime maxi-foto a colori o di DVD allegati, ma è un utile taccuino, nel quale l’autore ha registrato tutte le informazioni raccolte durante ke sue escursioni negli indirizzi meno conosciuti della Cote d’Ôr.

Da leggere e da consultare per programmare una escursione insolita.

 

Ora occupiamoci del numero di febbraio del Gambero.

 

Gambero Rosso, n. 229, febbraio 2011, 146 pp., € 4.90.

Gambero_2Dopo la partenza di Bonilli, è ora Daniele Cernilli, Doctor Wine, che lo aveva sostituito come Direttore, a lasciare la rivista, per assumere-sembra- incarichi di rappresentanza istituzionale. Nonostante questo nuovo distacco sia minimizzato dal Presidente della Holding Gambero Rosso, Paolo Cuccia, e dallo stesso Cernilli, si tratta di un colpo non lieve, che era comunque “nell’aria”, e che ci auguriamo non si traduca in un motivo di difficoltà per questa rivista, la quale, giunta al 25° anno di vita, ha fatto un pezzo importante dell’enogastronomia italiana.

Nonostante ciò, questo numero mostra un giornale in ripresa rispetto all’impressione un po’ distratta, quasi di smobilitazione, che avevamo avuto dal numero di gennaio.

La parte “enoica “ della rivista propone una interessante inchiesta, che varrebbe da sola a motivarne l’acquisto, di Antonio Boco e Paolo De Cristofaro, su un territorio fin qui trascurato e ritenuto quasi di serie B della enologia francese, il Roussillon, Specie nell’ultimo decennio, esso è invece potentemente venuto alla ribalta per merito di una generazione numerosa di nuovi produttori , tra i quali innanzitutto Gérard Gauby, che la Revue du Vin de France ha insignito quest’anno della sua prestigiosa terza stella per il suo lavoro, che ormai non può più dirsi solo pionieristico, fatto a Calce, sorprendente cru di questa regione. Segnaliamo poi una verticale di dieci vendemmie di Amarone di Tedeschi e Tenuta Sant’Antonio, e un “ritratto” di Gianfranco Fino: no, non il Presidente della Camera, ma il vignaiolo di Manduria, autore del primo Primitivo pugliese “haute-couture” , l’Es , giunto alla sua quinta vendemmia (partendo dal 2004, quella che gli ha dato la notorietà).La sezione enoica della rivista, che , almeno noi preferiremmo più ampia rispetto a quella “ristorantizia” e delle botteghe alimentari , comprende ancora un breve articolo sui tappi di sughero e una veloce inchiesta sui vini di Montecitorio e Palazzo Madama, dalla quale apprendiamo che i nostri parlamentari, che pure sembrerebbero abbastanza inclini alla “bella vita” (almeno a giudicare dalle altre inchieste, quelle giudiziarie), certamente- se la fanno davvero- non la fanno con il vino, essendo le varietà proposte alle buvette parlamentari poche e tutto sommato abbastanza modeste (Pubblicato il 31.1.2011).

 

La Revue du Vin de France, n. 548, febbraio 2011.

Mercati asiatici in ascesa : Dopo aver abolito tutte le imposte doganali sul vino e con un volume di importazioni per 600 milioni di dollari di grandi vini, Hong Kong si propone come primo Wine-Hub mondiale: è la “revelation” che apre questo numero. Nell’inchiesta che segue, vengono proclamati gli uomini del vino dell’anno. WilmotteSorprendentemente l’uomo dell’anno non è né un produttore né un enologo, ma un architetto: è Jean-Michel Wilmotte, che dopo aver firmato grandi opere come l’aeroporto di Incheon, vicino Seul, e il Museo di Arte contemporanea UCCA di Pechino e aver restaurato il College des Bernardins a Parigi, ha ridisegnato la cantina di Cos d’Estournel a St. Estèphe , una specie di nuova cattedrale di vetro, legno e acciaio, della quale si parla molto nel mondo del vino. Vigneron dell’anno è Thierry Germain, grande interprete del Cabernet franc della Loira a Saumur-Champigny. Fa piacere il riconoscimento come Cave coopérative dell’anno alla Cave d’Embres et Castelmaure , nella Languedoc, che premia un lavoro encomiabile, più che decennale, di Patrick de Marien e Bernard Pueyo. Cantina di ristorante dell’anno? E quale altra potrebbe essere se non quella della Tour d’Argent, cone le sue 450.000 bottiglie, coccolate dal suo sommelier David Ridgway?

La sezione centrale della rivista, dedicata alle degustazioni, esamina i grandi rossi della Loira 2009, i “secondi vini” dei migliori produttori del Médoc (in testa Les Forts de Latour) e una verticale dei grandi Sauternes dai millesimi recenti a quelli da antiquariato. Tra questi non poteva mancare Chateau Gilette, con annate dal 1937 al 1981, tra cui lo straordinario 1967. Nella rubrica “Face ò face” si confrontano ogni mese due Domaines che propongono due interpretazioni differenti di un grande cru. Questa volta è il turno dello Chassagne- Montrachet, a proposito del quale si fronteggiano i Domaines di Thomas Morey e Pierre-Yves Colin.

L’itinerario enologico del mese ci porta sul Rodano, a Saint-Joseph. Completano il fascicolo, oltre alle consuete rubriche di ogni mese, un focus sul Sommerberg di Albert Boxler, grand cru di Alsazia, con la degustazione di diverse cuvée di sei annate dal 1995 alo 2008, l’analisi di un territorio poco conosciuto del Sud, il Fitou, e un banco-test dei migliori accessori per conservare al meglio le bottiglie di vino aperte e non terminate. Infine un dibattito a due tra Olivier Poussier e Tilmann Geckeler sul vino da servire su un piatto di curry,

Nella foto: la nuova cantina di Cos d’Estournel, disegnata dall’arch. Wilmotte.

 

Decanter, vol 36, n. 5, Febbraio 2011.

Aprono questo numero: una inchiesta sui migliori Syrah a meno di 25 sterline (Rodano, regionali francesi, Australia, Cile e Sud Africa), un report di Sarah Marsch sui rossi della vendemmia 2009 in Borgogna, e un focus sul Clos de Vougeot 2008. Segue un articolo sull’ascesa della Grenache, sempre trascurata perché dà vini troppo alcoolici, che non amano l’invecchiamento e tale da dover essere usata sempre in blend, ma…oltre alla Spagna e alla Francia meridionale, si fa sempre più strada in Australia e California .Precedono la consueta sezione dedicata ai panel tasting, un report sul Limoux, nella Francia meridionale, e sulla rivoluzione BYO (bring your bottle) nei ristoranti inglesi per far fronte ai costi proibitivi imposti ai vini consumati nei ristoranti, per cui una bottiglia di 50 sterline può arrivare a costare al cliente oltre 200. Panel tastings dedicati questo mese ai Cab Cal (california Cabernet ) dell’annata 2007 e ai cru bourgeois di Bordeaux dell’annata 2008. La Guida di viaggio del mese è dedicata al Rodano meridionale :non c’è che dire il Rodano diventa sempre più”in”.L’intervista del mese è a Vanya Cullen , appassionata ambientalista australiana.

VougeotIl numero di febbraio è completato dal supplemento “Italia”:100 pagine dedicate ai vini del nostro paese, che ci permettono di comprendere come veniamo visti in Inghilterra e quali sono i nostri vini più apprezzati. Questa volta i temi trattati sono:i grandi bianchi,i bianchi friulani, gli altri spumanti italiani (oltre al Prosecco), Franciacorta e Trento doc, il Barolo 2001 e il “Piemonte segreto”, ossia gli altri grandi vini da Nebbiolo (Gattinara, Lessona, Boca, Fara…) e i vini di altri vitigni classici (dal Grignolino e il Ruché al Loazzolo e al Timorasso), i grandi Amaroni, i vini della Toscana centrale, il Sagrantino e “il bel Sud”, con il suo grande Aglianico e gli autoctoni pugliesi (Nero di Troia alla ribalta). Infine un tocco di nostalgia : i vini che piacevano agli stranieri (dal Soave al Lambrusco , dal Verdicchio al Frascati), quando ancora regnava il fiasco.

Nella foto: il Castello di Vougeot.

 

Bibenda , trimestrale, anno X, n. 35, gennaio 2011

Bibenda è sempre una gioia per gli occhi. Nessuna altra rivista di vini può competere per eleganza grafica e per la bellezza delle fotografie con Bibenda, talmente bella che le si perdona il formato davvero scomodo per la lettura, se non è anche disponibile un ampio tavolo sul quale poterla aprire. Molti articoli, molte degustazioni di vini, in questo numero che si apre con un omaggio all’Abruzzo e al suo Montepulciano: questa volta è il turno dell’Amarone , dei vini da Nerello mascalese, un vitigno sorprendente, la cui riscoperta, in questi ultimi anni, ha cambiato la percezione della rinascita dell’enologia siciliana, dapprima troppo frettolosamente ricondotta ai vitigni internazionali. E inoltre: una verticale della cuvée Belle Epoque di   Perrier-Jouet , dal 1985 al 2002, una petrus_94ampia degustazione di Pomerol delle vendemmie 2006, 2007 e 2008 e una verticale de Il Pollenza, il bordolese di Macerata. Ma gli articoli da non perdere sono “150 anni di vino italiano”, una interessante ricostruzione di Daniele Maestri sull’unità di Italia vista attraverso la lente della storia dell’enologia nazionale, e “Bastoni da vino”, sulla straordinaria collezione di Piero Pittaro (che è anche l’estensore dell’articolo), dagli incredibili intarsi .Completano questo bel fascicolo le solite rubriche sugli extravergine e sui distillati, il Magazzino delle emozioni di Monica Coluccia , gli Appunti di degustazione e La qualità attorno ai 10 Euro, dedicata ai buoni vini a prezzo amico (Pubbilcato il 23.1.2011).

 

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Poussier, O.Gerbelle, A., Poels, O. (2010). Les meilleurs vins de France 2011. La Revue du Vin de France, Issy-les Moulineaux, 699 pp., € 25.00.

PoussierQuesta nuova edizione della famosa Guida verde della RVF (quella rossa é dedicata ai migliori vini qualità-prezzo) esce sull’onda del « mythique 2009 », la grande annata che ha fatto impennare i prezzi dei Bordeaux, proposti en primeur, e. dietro di essi, via via tutti gli altri (Bourgogne in testa) per trascinamento. La struttura del libro è quella solita: lo scheletro centrale è costituito da 10 capitoli, ciascuno dedicato ad una delle principali regioni viticole della Francia, partendo dall’Alsazia fino al Sud-Ovest, passando per Bordeaux, Bourgogne, Champagne, Jura-Savoie, Languedoc-Roussillon, Loire, Provence-Corse e Vallée du Rhone. Ciascun capitolo si articola poi in alcune sezioni , ciascuna riferita ad una delle sottozone più caratterizzate. Ad es.la Bourgogne si articola in Chablisien, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Chalonnais, Mâconnais e Beaujolais ; la Loira in Pays Nantais, Anjou-Saumur,Touraine e Vignobles du Centre (che comprende Sancerre e Pouilly Fumé). Questo si rivela di grande utilità perché consente al lettore di orientarsi meglio tra territori diversi e , conseguentemente, tra tipologie diverse di vini. All’interno di questa sezioni territoriali, il criterio organizzatore successivo è quello aziendale, in ordine alfabetico. La scheda di ciascuna di esse (ogni azienda è marcata con un numero di stelle, da 0 a 3, che ne indicano il prestigio e la qualità) , dopo una introduzione essenziale di tipo generale (proprietà, terreni, enologi, filosofie della cantina…), comprende le valutazioni dei vini, narrative e numeriche (in ventesimi) e le informazioni essenziali (indirizzo, sito, telefoni, possibilità di visita e acquisto in cantina).Ogni capitolo è preceduto da una breve descrizione generale della regione, una cartina essenziale, una classificazione delle annate (qualitativa,da media a eccezionale, con una stima del potentiel de garde, da bere oppure da destinarsi ad un invecchiamento prolungato).La trattazione delle diverse regioni è introdotta da un editoriale generale (sull’annata, sulle tendenze emergenti, ecc.), una breve guida alla interpretazione delle simbologie e delle classificazioni, le solite gerarchie (i vini migliori, bianchi e rossi, i vini migliori a basso prezzo, e gli immancabili coup de coeur) e una serie di consigli (10 consigli per scegliere i vini da acquistare, 10 per conservarli e 10 per servirli ed abbinarli al meglio a tavola). Alcuni grandi assenti: il più grande il Domaine de la Romanée Conti, con la motivazione di non aver voluto partecipare agli assaggi. Continua l’ascesa di Pontet Canet, ormai assurto alla terza stella : mica male per un cinquième cru. Ma le ultime annate sono state davvero eccezionali.

Giudizio: non si può mancare.

 

Burei, L e Isinelli A. (2009). Le migliori 99 Maison de Champagne 2010. Edizioni Estemporanee, Roma, 248 pp.,€ 14.80

ChampagneSi tratta della seconda edizione rinnovata ( a nostra conoscenza non è disponibile un’edizione più recente) di una piccola Guida monografica dedicata alle migliori case di Champagne, elaborata da un affiatato gruppetto di degustatori (presentato a pag. 21). Vi vengono proposte le schede delle 99 case ritenute migliori , più un ulteriore gruppo di Maison, presentate più sinteticamente, che hanno comunque un certo interesse, introdotte da un denso capitolo , nel quale vengono illustrate storia, territori e vitigni della Champagne, i fondamenti della spumantizzazione con il metodo champenois, la distinzione tra le diverse tipologie e suggerimenti per la scelta e gli abbinamenti degli Champagne.Tra la scheda di un’azienda e l’altra, degli intermezzi, dedicati a temi come sigari e champagne, lo champagne e la pizza champagne e cucina contemporanea. Completano il volume delle appendici dedicate agli importatori, alle principali enoteche e ai ristoranti che propongono valide selezioni di Champagne. Il libro è piacevole, è scritto bene, le selezioni sono valide, naturalmente sui taluni champagne i giudizi possono non collimare del tutto , ma il libro colma una lacuna e merita l’acquisto (Pubblicato il 18.1.2011).

Gambero rosso, anno XIX, n, 228, gennaio 2011

Tradizionalmente il numero di gennaio del Gambero non è tra i più entusiasmanti, e anche questo rispetta la tradizione. Saranno le feste, sarà che molte riviste enogastronomiche “saltano” il mese di gennaio, e questo forse ha un effetto rilassante, ma in tutta franchezza, gli appassionati di vino non troveranno molto di loro interesse in questo numero. A parte una verticale a 2 di Aglianico del Vulture (Don Anselmo contro l’Aglianico di Elena Fucci) e una degustazione di spumanti della doc Trento, il resto si divide tra le classiche “prove” (di ristoranti, bar, botteghe), che di fatto clonano le numerose Guide del Gambero e un paio di articoli sui sapori del made in Italy , con la top ten dei prodotti italiani di punta (dal parmigiano reggiano agli spaghetti e il panettone : ma che sorpresa!) e sui ”piatti che fanno l’Italia” e un servizio sul mangiarbere sulla neve (anche qui una sorta di estratto dalle Guide dei ristoranti, degli alberghi e delle ghiottonerie di casa Gambero). Francamente troppo poco per un giornale, che ormai sembra essere una vetrina pubblicitaria. Unica novità interessante, il supplemento de Il Gamberetto, dedicato all’educazione alimentare dei bambini. Purché l’idea (felice) non venga sprecata in una nuova vetrina di merendine e altri prodotti indirizzati a questo nuovo (e abbastanza promettente) mercato. Speriamo di più nel numero di febbraio.

 

Wine Spectator,vol. 35, n.13, 31 Dicembre 2010.

Questo secondo numero dicembrino di WS è principalmente dedicato alla proclamazione dei Top 100 wines del 2010 e del Wine of the Year. Indubbiamente, a giudicare da questo numero, sembrerebbe l’Anno del Nuovo Mondo, e in particolare del Nord America, con la California al vertice: il vino dell’anno è un Paso Robles rosso del 2007, il Saxum, da un uvaggio di uve classiche del Rodano sud (Grenache noir, Mourvèdre e Syrah) e, nei primi dieci vini della speciale classifica,solo tre sono del vecchio mondo, e per di più nelle posizioni di coda: un vino italiano in ottava posizione (il Flaccianello di Fontodi 2007), un portoghese (un Douro reserva 2007 della Casa Agricola Roboredo Madeira -CARM) in nona e , finalmente, un francese, lo Châteauneuf du Pape bianco Clos des Papes del 2009. Tolti due intrusi australiani (due Shiraz Barossa , rispettivamente in seconda e settima posizione), tutto il resto viene dalla California. Non è nostra abitudine mettere in discussione la serietà delle valutazioni fatte da una qualificata giuria di esperti come quella di WS e naturalmente non cominceremo adesso, ma francamente sorprende rilevare che , nei primi 25 vini, ci sono solo 6 vini europei, di cui altri due portoghesi, oltre a quello già citato (un vintage Port in 14esima posizione e un altro Douro in 22esima), un solo altro italiano (un Toscana rosso di Ruffino, il Modus 2007), peraltro in 25esima posizione , un solo francese (quello già citato) e nessun vino tedesco e spagnolo , per i quali dobbiamo scendere rispettivamente alla 57esima e alla 38esima posizione. Nessun Bordeaux tra i grandi Cabernet e nessun Borgogna tra i migliori Pinot noir, e, per quanto riguarda l’Italia , meno male che c’è la Toscana,perché il resto praticamente non esiste e persino una regione a grande tradizione vinicola come il Piemonte non ha nessun vino tra i primi 100. Bah! Promettiamo che assaggeremo molti più vini californiani sperando di trovare tutte queste meraviglie che ci erano sfuggite e riporteremo. La seconda sezione di questo numero riguarda gli sparkling wines: questa volta ovviamente l’Europa risale un po’ la china con gli Champagne e con gli altri spumanti : bene Prosecco e Asti, ma nessun vino della Franciacorta, della doc Trento e dell’Oltrepò è in classifica, i primi probabilmente tagliati fuori dalla scelta di includere in quest’ultima graduatoria solo i vini di prezzo non superiore ai 25 $, ma l’Oltrepò avrebbe potuto esserci. In ogni caso sembra che anche in questo campo i vini californiani e dell’Oregon abbiano fatto progressi straordinari, a giudicare dai punteggi, che incalzano strettamente quelli dei migliori Champagne. Circa la valutazione delle annate, anche WS considera (e su questo siamo completamente d’accordo) una buona annata il 2004, un po’ meno brillante del 2002, ma decisamente superiore al 2003, che comunque si è rivelato assai meno disastroso del temuto, e meglio anche del 2000 e del 1999. A parte il 2002, probabilmente dobbiamo risalire fino al 1996 per trovare un’annata sicuramente superiore al 2004, che comunque andrà rivalutato nel tempo.Segnaliamo infine un terzo articolo , di Kim Marcus sui Porto ruby e tawny, che conferma il crescente interesse del mercato americano per i vini portoghesi, testimoniato del resto anche dal risultato lusinghiero riportato dai vini non fortificati.

 

Decanter , vol, 36, n. 4, January 2011.

CotedOrRitorno in Europa”, potrebbe essere intitolato questo bel numero di Decanter,che propone una prima, interessante review di Borgogna bianchi del 2009. Tre i panel tastings di questo fascicolo, dedicati rispettivamente agli Champagne millesimati (non si dimentichi che , di fatto, questo è il numero di fine anno), ai Côte du Rhône-villages del 2009, e agli Sherry secchi , tanto amati dagli inglesi. Inoltre: un bel ritratto di famiglia dei De Montille, proprietari del famoso Domaine omonimo a Volnay, che gli appassionati di cinema sul vino ricorderanno anche protagonisti nel bel film-documentario “Mondovino” e un’intervista a Berenice Lurton, proprietaria di Chateau Climens, grandissimo cru di Barsac, e componente di una vera e propria dinastia del vino bordolese, i consueti articoli sui vini di Natale e Capodanno, che non possono mancare in questo periodo, e un articolo , nel quale David Peppercorn, Jasper Morris (suo l’appello a non toccare assolutamente i borgognoni del 2005 al di sopra dei semplici villages) e John Livingstone-Learmonth discutono l’arduo tema di quali bottiglie di Bordeaux. Borgogna e del Rodano tirare fuori dalla cantina per goderle al meglio in questo periodo., la guida di viaggio dedicata alla Mosella e alla regione del Reno. Sola isola di Nuovo mondo, un report sul crescente successo dei vini cileni. Non mancano le solite rubriche e, questo mese, una ricca review di nuovi libri sul vino, tra cui il confronto tra tre diversi libri dedicati alla Borgogna : quello di Alan Meadows , “The Pearl of the Côte” già da noi presentato alcune settimane fa, il classico “Inside Burgundy” di Jasper Morris e "Grand cru" di Norman Remington.Da leggere (Pubblicato il 12.1.2011).

 

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