La Revue du Vin de France, n. 548, febbraio 2011.

Mercati asiatici in ascesa : Dopo aver abolito tutte le imposte doganali sul vino e con un volume di importazioni per 600 milioni di dollari di grandi vini, Hong Kong si propone come primo Wine-Hub mondiale: è la “revelation” che apre questo numero. Nell’inchiesta che segue, vengono proclamati gli uomini del vino dell’anno. WilmotteSorprendentemente l’uomo dell’anno non è né un produttore né un enologo, ma un architetto: è Jean-Michel Wilmotte, che dopo aver firmato grandi opere come l’aeroporto di Incheon, vicino Seul, e il Museo di Arte contemporanea UCCA di Pechino e aver restaurato il College des Bernardins a Parigi, ha ridisegnato la cantina di Cos d’Estournel a St. Estèphe , una specie di nuova cattedrale di vetro, legno e acciaio, della quale si parla molto nel mondo del vino. Vigneron dell’anno è Thierry Germain, grande interprete del Cabernet franc della Loira a Saumur-Champigny. Fa piacere il riconoscimento come Cave coopérative dell’anno alla Cave d’Embres et Castelmaure , nella Languedoc, che premia un lavoro encomiabile, più che decennale, di Patrick de Marien e Bernard Pueyo. Cantina di ristorante dell’anno? E quale altra potrebbe essere se non quella della Tour d’Argent, cone le sue 450.000 bottiglie, coccolate dal suo sommelier David Ridgway?

La sezione centrale della rivista, dedicata alle degustazioni, esamina i grandi rossi della Loira 2009, i “secondi vini” dei migliori produttori del Médoc (in testa Les Forts de Latour) e una verticale dei grandi Sauternes dai millesimi recenti a quelli da antiquariato. Tra questi non poteva mancare Chateau Gilette, con annate dal 1937 al 1981, tra cui lo straordinario 1967. Nella rubrica “Face ò face” si confrontano ogni mese due Domaines che propongono due interpretazioni differenti di un grande cru. Questa volta è il turno dello Chassagne- Montrachet, a proposito del quale si fronteggiano i Domaines di Thomas Morey e Pierre-Yves Colin.

L’itinerario enologico del mese ci porta sul Rodano, a Saint-Joseph. Completano il fascicolo, oltre alle consuete rubriche di ogni mese, un focus sul Sommerberg di Albert Boxler, grand cru di Alsazia, con la degustazione di diverse cuvée di sei annate dal 1995 alo 2008, l’analisi di un territorio poco conosciuto del Sud, il Fitou, e un banco-test dei migliori accessori per conservare al meglio le bottiglie di vino aperte e non terminate. Infine un dibattito a due tra Olivier Poussier e Tilmann Geckeler sul vino da servire su un piatto di curry,

Nella foto: la nuova cantina di Cos d’Estournel, disegnata dall’arch. Wilmotte.

 

Decanter, vol 36, n. 5, Febbraio 2011.

Aprono questo numero: una inchiesta sui migliori Syrah a meno di 25 sterline (Rodano, regionali francesi, Australia, Cile e Sud Africa), un report di Sarah Marsch sui rossi della vendemmia 2009 in Borgogna, e un focus sul Clos de Vougeot 2008. Segue un articolo sull’ascesa della Grenache, sempre trascurata perché dà vini troppo alcoolici, che non amano l’invecchiamento e tale da dover essere usata sempre in blend, ma…oltre alla Spagna e alla Francia meridionale, si fa sempre più strada in Australia e California .Precedono la consueta sezione dedicata ai panel tasting, un report sul Limoux, nella Francia meridionale, e sulla rivoluzione BYO (bring your bottle) nei ristoranti inglesi per far fronte ai costi proibitivi imposti ai vini consumati nei ristoranti, per cui una bottiglia di 50 sterline può arrivare a costare al cliente oltre 200. Panel tastings dedicati questo mese ai Cab Cal (california Cabernet ) dell’annata 2007 e ai cru bourgeois di Bordeaux dell’annata 2008. La Guida di viaggio del mese è dedicata al Rodano meridionale :non c’è che dire il Rodano diventa sempre più”in”.L’intervista del mese è a Vanya Cullen , appassionata ambientalista australiana.

VougeotIl numero di febbraio è completato dal supplemento “Italia”:100 pagine dedicate ai vini del nostro paese, che ci permettono di comprendere come veniamo visti in Inghilterra e quali sono i nostri vini più apprezzati. Questa volta i temi trattati sono:i grandi bianchi,i bianchi friulani, gli altri spumanti italiani (oltre al Prosecco), Franciacorta e Trento doc, il Barolo 2001 e il “Piemonte segreto”, ossia gli altri grandi vini da Nebbiolo (Gattinara, Lessona, Boca, Fara…) e i vini di altri vitigni classici (dal Grignolino e il Ruché al Loazzolo e al Timorasso), i grandi Amaroni, i vini della Toscana centrale, il Sagrantino e “il bel Sud”, con il suo grande Aglianico e gli autoctoni pugliesi (Nero di Troia alla ribalta). Infine un tocco di nostalgia : i vini che piacevano agli stranieri (dal Soave al Lambrusco , dal Verdicchio al Frascati), quando ancora regnava il fiasco.

Nella foto: il Castello di Vougeot.

 

Bibenda , trimestrale, anno X, n. 35, gennaio 2011

Bibenda è sempre una gioia per gli occhi. Nessuna altra rivista di vini può competere per eleganza grafica e per la bellezza delle fotografie con Bibenda, talmente bella che le si perdona il formato davvero scomodo per la lettura, se non è anche disponibile un ampio tavolo sul quale poterla aprire. Molti articoli, molte degustazioni di vini, in questo numero che si apre con un omaggio all’Abruzzo e al suo Montepulciano: questa volta è il turno dell’Amarone , dei vini da Nerello mascalese, un vitigno sorprendente, la cui riscoperta, in questi ultimi anni, ha cambiato la percezione della rinascita dell’enologia siciliana, dapprima troppo frettolosamente ricondotta ai vitigni internazionali. E inoltre: una verticale della cuvée Belle Epoque di   Perrier-Jouet , dal 1985 al 2002, una petrus_94ampia degustazione di Pomerol delle vendemmie 2006, 2007 e 2008 e una verticale de Il Pollenza, il bordolese di Macerata. Ma gli articoli da non perdere sono “150 anni di vino italiano”, una interessante ricostruzione di Daniele Maestri sull’unità di Italia vista attraverso la lente della storia dell’enologia nazionale, e “Bastoni da vino”, sulla straordinaria collezione di Piero Pittaro (che è anche l’estensore dell’articolo), dagli incredibili intarsi .Completano questo bel fascicolo le solite rubriche sugli extravergine e sui distillati, il Magazzino delle emozioni di Monica Coluccia , gli Appunti di degustazione e La qualità attorno ai 10 Euro, dedicata ai buoni vini a prezzo amico (Pubbilcato il 23.1.2011).

 

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Poussier, O.Gerbelle, A., Poels, O. (2010). Les meilleurs vins de France 2011. La Revue du Vin de France, Issy-les Moulineaux, 699 pp., € 25.00.

PoussierQuesta nuova edizione della famosa Guida verde della RVF (quella rossa é dedicata ai migliori vini qualità-prezzo) esce sull’onda del « mythique 2009 », la grande annata che ha fatto impennare i prezzi dei Bordeaux, proposti en primeur, e. dietro di essi, via via tutti gli altri (Bourgogne in testa) per trascinamento. La struttura del libro è quella solita: lo scheletro centrale è costituito da 10 capitoli, ciascuno dedicato ad una delle principali regioni viticole della Francia, partendo dall’Alsazia fino al Sud-Ovest, passando per Bordeaux, Bourgogne, Champagne, Jura-Savoie, Languedoc-Roussillon, Loire, Provence-Corse e Vallée du Rhone. Ciascun capitolo si articola poi in alcune sezioni , ciascuna riferita ad una delle sottozone più caratterizzate. Ad es.la Bourgogne si articola in Chablisien, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Chalonnais, Mâconnais e Beaujolais ; la Loira in Pays Nantais, Anjou-Saumur,Touraine e Vignobles du Centre (che comprende Sancerre e Pouilly Fumé). Questo si rivela di grande utilità perché consente al lettore di orientarsi meglio tra territori diversi e , conseguentemente, tra tipologie diverse di vini. All’interno di questa sezioni territoriali, il criterio organizzatore successivo è quello aziendale, in ordine alfabetico. La scheda di ciascuna di esse (ogni azienda è marcata con un numero di stelle, da 0 a 3, che ne indicano il prestigio e la qualità) , dopo una introduzione essenziale di tipo generale (proprietà, terreni, enologi, filosofie della cantina…), comprende le valutazioni dei vini, narrative e numeriche (in ventesimi) e le informazioni essenziali (indirizzo, sito, telefoni, possibilità di visita e acquisto in cantina).Ogni capitolo è preceduto da una breve descrizione generale della regione, una cartina essenziale, una classificazione delle annate (qualitativa,da media a eccezionale, con una stima del potentiel de garde, da bere oppure da destinarsi ad un invecchiamento prolungato).La trattazione delle diverse regioni è introdotta da un editoriale generale (sull’annata, sulle tendenze emergenti, ecc.), una breve guida alla interpretazione delle simbologie e delle classificazioni, le solite gerarchie (i vini migliori, bianchi e rossi, i vini migliori a basso prezzo, e gli immancabili coup de coeur) e una serie di consigli (10 consigli per scegliere i vini da acquistare, 10 per conservarli e 10 per servirli ed abbinarli al meglio a tavola). Alcuni grandi assenti: il più grande il Domaine de la Romanée Conti, con la motivazione di non aver voluto partecipare agli assaggi. Continua l’ascesa di Pontet Canet, ormai assurto alla terza stella : mica male per un cinquième cru. Ma le ultime annate sono state davvero eccezionali.

Giudizio: non si può mancare.

 

Burei, L e Isinelli A. (2009). Le migliori 99 Maison de Champagne 2010. Edizioni Estemporanee, Roma, 248 pp.,€ 14.80

ChampagneSi tratta della seconda edizione rinnovata ( a nostra conoscenza non è disponibile un’edizione più recente) di una piccola Guida monografica dedicata alle migliori case di Champagne, elaborata da un affiatato gruppetto di degustatori (presentato a pag. 21). Vi vengono proposte le schede delle 99 case ritenute migliori , più un ulteriore gruppo di Maison, presentate più sinteticamente, che hanno comunque un certo interesse, introdotte da un denso capitolo , nel quale vengono illustrate storia, territori e vitigni della Champagne, i fondamenti della spumantizzazione con il metodo champenois, la distinzione tra le diverse tipologie e suggerimenti per la scelta e gli abbinamenti degli Champagne.Tra la scheda di un’azienda e l’altra, degli intermezzi, dedicati a temi come sigari e champagne, lo champagne e la pizza champagne e cucina contemporanea. Completano il volume delle appendici dedicate agli importatori, alle principali enoteche e ai ristoranti che propongono valide selezioni di Champagne. Il libro è piacevole, è scritto bene, le selezioni sono valide, naturalmente sui taluni champagne i giudizi possono non collimare del tutto , ma il libro colma una lacuna e merita l’acquisto (Pubblicato il 18.1.2011).

Gambero rosso, anno XIX, n, 228, gennaio 2011

Tradizionalmente il numero di gennaio del Gambero non è tra i più entusiasmanti, e anche questo rispetta la tradizione. Saranno le feste, sarà che molte riviste enogastronomiche “saltano” il mese di gennaio, e questo forse ha un effetto rilassante, ma in tutta franchezza, gli appassionati di vino non troveranno molto di loro interesse in questo numero. A parte una verticale a 2 di Aglianico del Vulture (Don Anselmo contro l’Aglianico di Elena Fucci) e una degustazione di spumanti della doc Trento, il resto si divide tra le classiche “prove” (di ristoranti, bar, botteghe), che di fatto clonano le numerose Guide del Gambero e un paio di articoli sui sapori del made in Italy , con la top ten dei prodotti italiani di punta (dal parmigiano reggiano agli spaghetti e il panettone : ma che sorpresa!) e sui ”piatti che fanno l’Italia” e un servizio sul mangiarbere sulla neve (anche qui una sorta di estratto dalle Guide dei ristoranti, degli alberghi e delle ghiottonerie di casa Gambero). Francamente troppo poco per un giornale, che ormai sembra essere una vetrina pubblicitaria. Unica novità interessante, il supplemento de Il Gamberetto, dedicato all’educazione alimentare dei bambini. Purché l’idea (felice) non venga sprecata in una nuova vetrina di merendine e altri prodotti indirizzati a questo nuovo (e abbastanza promettente) mercato. Speriamo di più nel numero di febbraio.

 

Wine Spectator,vol. 35, n.13, 31 Dicembre 2010.

Questo secondo numero dicembrino di WS è principalmente dedicato alla proclamazione dei Top 100 wines del 2010 e del Wine of the Year. Indubbiamente, a giudicare da questo numero, sembrerebbe l’Anno del Nuovo Mondo, e in particolare del Nord America, con la California al vertice: il vino dell’anno è un Paso Robles rosso del 2007, il Saxum, da un uvaggio di uve classiche del Rodano sud (Grenache noir, Mourvèdre e Syrah) e, nei primi dieci vini della speciale classifica,solo tre sono del vecchio mondo, e per di più nelle posizioni di coda: un vino italiano in ottava posizione (il Flaccianello di Fontodi 2007), un portoghese (un Douro reserva 2007 della Casa Agricola Roboredo Madeira -CARM) in nona e , finalmente, un francese, lo Châteauneuf du Pape bianco Clos des Papes del 2009. Tolti due intrusi australiani (due Shiraz Barossa , rispettivamente in seconda e settima posizione), tutto il resto viene dalla California. Non è nostra abitudine mettere in discussione la serietà delle valutazioni fatte da una qualificata giuria di esperti come quella di WS e naturalmente non cominceremo adesso, ma francamente sorprende rilevare che , nei primi 25 vini, ci sono solo 6 vini europei, di cui altri due portoghesi, oltre a quello già citato (un vintage Port in 14esima posizione e un altro Douro in 22esima), un solo altro italiano (un Toscana rosso di Ruffino, il Modus 2007), peraltro in 25esima posizione , un solo francese (quello già citato) e nessun vino tedesco e spagnolo , per i quali dobbiamo scendere rispettivamente alla 57esima e alla 38esima posizione. Nessun Bordeaux tra i grandi Cabernet e nessun Borgogna tra i migliori Pinot noir, e, per quanto riguarda l’Italia , meno male che c’è la Toscana,perché il resto praticamente non esiste e persino una regione a grande tradizione vinicola come il Piemonte non ha nessun vino tra i primi 100. Bah! Promettiamo che assaggeremo molti più vini californiani sperando di trovare tutte queste meraviglie che ci erano sfuggite e riporteremo. La seconda sezione di questo numero riguarda gli sparkling wines: questa volta ovviamente l’Europa risale un po’ la china con gli Champagne e con gli altri spumanti : bene Prosecco e Asti, ma nessun vino della Franciacorta, della doc Trento e dell’Oltrepò è in classifica, i primi probabilmente tagliati fuori dalla scelta di includere in quest’ultima graduatoria solo i vini di prezzo non superiore ai 25 $, ma l’Oltrepò avrebbe potuto esserci. In ogni caso sembra che anche in questo campo i vini californiani e dell’Oregon abbiano fatto progressi straordinari, a giudicare dai punteggi, che incalzano strettamente quelli dei migliori Champagne. Circa la valutazione delle annate, anche WS considera (e su questo siamo completamente d’accordo) una buona annata il 2004, un po’ meno brillante del 2002, ma decisamente superiore al 2003, che comunque si è rivelato assai meno disastroso del temuto, e meglio anche del 2000 e del 1999. A parte il 2002, probabilmente dobbiamo risalire fino al 1996 per trovare un’annata sicuramente superiore al 2004, che comunque andrà rivalutato nel tempo.Segnaliamo infine un terzo articolo , di Kim Marcus sui Porto ruby e tawny, che conferma il crescente interesse del mercato americano per i vini portoghesi, testimoniato del resto anche dal risultato lusinghiero riportato dai vini non fortificati.

 

Decanter , vol, 36, n. 4, January 2011.

CotedOrRitorno in Europa”, potrebbe essere intitolato questo bel numero di Decanter,che propone una prima, interessante review di Borgogna bianchi del 2009. Tre i panel tastings di questo fascicolo, dedicati rispettivamente agli Champagne millesimati (non si dimentichi che , di fatto, questo è il numero di fine anno), ai Côte du Rhône-villages del 2009, e agli Sherry secchi , tanto amati dagli inglesi. Inoltre: un bel ritratto di famiglia dei De Montille, proprietari del famoso Domaine omonimo a Volnay, che gli appassionati di cinema sul vino ricorderanno anche protagonisti nel bel film-documentario “Mondovino” e un’intervista a Berenice Lurton, proprietaria di Chateau Climens, grandissimo cru di Barsac, e componente di una vera e propria dinastia del vino bordolese, i consueti articoli sui vini di Natale e Capodanno, che non possono mancare in questo periodo, e un articolo , nel quale David Peppercorn, Jasper Morris (suo l’appello a non toccare assolutamente i borgognoni del 2005 al di sopra dei semplici villages) e John Livingstone-Learmonth discutono l’arduo tema di quali bottiglie di Bordeaux. Borgogna e del Rodano tirare fuori dalla cantina per goderle al meglio in questo periodo., la guida di viaggio dedicata alla Mosella e alla regione del Reno. Sola isola di Nuovo mondo, un report sul crescente successo dei vini cileni. Non mancano le solite rubriche e, questo mese, una ricca review di nuovi libri sul vino, tra cui il confronto tra tre diversi libri dedicati alla Borgogna : quello di Alan Meadows , “The Pearl of the Côte” già da noi presentato alcune settimane fa, il classico “Inside Burgundy” di Jasper Morris e "Grand cru" di Norman Remington.Da leggere (Pubblicato il 12.1.2011).

 

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Falstaff Wein Guide: Osterreich/SüdTirol 2010, a cura di Peter Moser.Falstaff Publications, Wien, 832 pp., € 16.90

L’Austria del vino è ancora poco nota nel nostro paese, anche se già oggi è possibile trovare nelle migliori enoteche alcuni esempi molto validi di Riesling e Grüner Veltliner di alcune delle regioni più vocate (Wachau, Kamptal). Consigliamo perciò questo libro a tutti quei wine lovers che desiderano avere dei riferimenti più precisi sull’enologia austriaca per poter scegliere qualche bottiglia di pregio in occasione dei loro viaggi in questo paese. Purtroppo non é ancora disponibile una edizione italiana , per cui bisogna adattarsi a recuperare le proprie conoscenze di tedesco. Si tratta comunque di un’opera valida, che descrive dettagliatamente più di 3.000 vini di poco meno di 500 aziende, delle diverse regioni vitivinicole austriache  (a cui viene un po’ discutibilmente aggregato anche   l’Alto Adige). Si comincia con la zona di Vienna per poi passare ad esaminare la cosiddetta Niederösterreich , che comprende le zone più note per i vini bianchi (come la Wachau, Kamptal e Kremstal, dove dominano il Riesling e il Veltliner), lo Steiermark (dove fanno la loro apparizione il Sauvignon , il Traminer aromatico, il Pinot gris e lo Chardonnay) e il Burgenland (dove si producono gli assai meno noti rossi austriaci) e quindi l’Alto Adige. Ogni sezione è organizzata in capitoli, ciascuno dedicato ad una delle diverse regioni che vi sono comprese. Le aziende vi si succedono in ordine alfabetico, ciascuna valutata con un numero di stelle fino ad un massimo di 5, che ne indica il prestigio. Ogni scheda, oltre ad una breve descrizione generale e a una delle etichette , riprodotta a colori, riporta i vari vini prodotti con alcuni dati e note di degustazione e una valutazione in centesimi. La vendemmia di riferimento è la 2009 , ma vi vengono riportati i vini più maturi del’annata precedente, e, per i vini rossi, la vendemmia del 2007. Una più puntuale valutazione generale di queste ultime tre vendemmie è riportata nella parte introduttiva del volume, che, come è ormai abitudine delle Guide dei vini, comprende anche l’elenco dei vini e delle aziende che hanno riportato i migliori punteggi..Il libro si chiude con una ampia sezione dedicata ai distillati, e ampie indicazioni sulle migliori enoteche e sui ristoranti da vino (Pubblicato il 9.1.2011)

MeranoTra novembre e dicembre, in periodo pre-natalizio,nelle principali librerie, troviamo sugli scaffali le Guide del vino. Ormai ce ne sono parecchie: dal Gambero Rosso alla Guida dell’Espresso, dalla Guida Veronelli alla Guida Duemila vini curata dell’AIS, per non parlare delle Guide di Maroni e di D’Agata e Comparini, solo per limitarci alle Guide “globali”, cioè che prendono in esame i vini di tutte le tipologie e l’intero territorio nazionale. Poi ci sono quelle dedicate a singole regioni oppure a singole tipologie di vini (gli spumanti i vini dolci, ecc.).

Da quest’anno ce n’è una nuova, ed è quella di Slow Food, gemmata da quella del Gambero Rosso. Ce n’era davvero bisogno?

 

 

Slow wine. Guida 2011, Slow Food Editore, 1216 pagg., € 24.00.

Posto che di Guide cominciano ad essercene davvero troppe, questa Guida ci piace perché , a differenza di altre, che ormai mi sembra che vivano un po’ di rendita, si preoccupa meno di distribuire grappoli e bicchieri o di fare graduatorie , talvolta improbabili, tra i vini , ma di informare di più il lettore sulle caratteristiche delle aziende e sui territori nei quali operano, non trascurando le informazioni sulla composizione dei suoli e sui metodi adottati per la vinificazione. Questo le permette di avere un po’ meno l’aspetto di una Guida agli acquisti, ossia fondamentalmente uno strumento di marketing evoluto, e un po’ più di una Guida alla conoscenza della straordinaria ricchezza territoriale e ampelografica del nostro mondo vitivinicolo. Una ulteriore scelta è stata di elaborare una Guida che non si limitasse ad effettuare una serie di degustazioni cieche su campioni inviati, con il connesso rischio di sovrarrappresentazione delle aziende maggiori, che, avendo necessità di vendita di volumi maggiori, sono certamente più interessate a sfruttare questo canale pubblicitario indiretto, mentre rischiano di restare escluse altre, talvolta di qualità molto elevata , ma per le quali , avendo produzioni quantitativamente più modeste, l’apparire sulle Guide è meno importante. La scelta fatta è stata invece cercare di contestualizzare la valutazione organolettica dei vini nella realtà delle singole aziende, basandosi su visite dirette , in occasione delle quali è stato osservare direttamente le vigne e discutere con i responsabili i modi di vinificazione adottati . Di fatto, sulla stragrande maggioranza delle Guide, il solo riferimento al territorio, è quello regionale. All’interno delle varie regioni , sono collocate direttamente le aziende, in ordine alfabetico a costituire di fatto l’unico criterio di presentazione. In questo modo si favorisce certo una maggiore visibilità del marchio, ma molto di meno quella dei territori e le loro specificità. La Guida Slow wine, invece, inserisce, all’interno delle cornici regionali, una serie di classificazioni intermedie (ad es.,per il Piemonte, si distinguono le Langhe e il Roero dal Monferrato e dal Piemonte settentrionale), che permettono una maggiore articolazione del territorio regionale e una più efficace rappresentazione delle specificità produttive. Ciascuna scheda è divisa in tre sezioni : vita (la realtà aziendale , la sua collocazione territoriale, la sua storia); vigne (i suoli, la loro esposizione, le loro caratteristiche geologiche ); i vini, ciascuno con una breve presentazione e la loro valutazione:niente bicchieri o grappoli, ma la semplice categorizzazione in Vini quotidiani (quelli con ottimo rapporto qualità/prezzo), Grandi vini (quelli che, per la loro qualità sul piano organolettico costituiscono i prodotti di maggior valore dell’azienda) e Vini slow(quelli che, oltre ad essere di qualità eccellente, meglio esprimono l’identità di un territorio). Infine, brevi note agronomiche , che informano sull’impiego di concimi, fitofarmaci, diserbanti, lieviti, nonché la percentuale di uve di proprietà impiegate nella elaborazione della propria linea di prodotti.Di tanto in tanto, alcune schede aggiuntive mettono a fuoco un vino o una varietà di uve (ad esempi o il Picolit o le Schiave), oppure un particolare territorio (il territorio ilcinese). Ne risulta uno spaccato compatto delle singole realtà produttive, nelle quali il vino cessa di essere un semplice campione da valutare alla cieca, ma il risultato di uno sforzo collettivo di realizzare una azienda con una propria identità . Bel lavoro, che migliorerà negli anni, e mi sembra già definire un nuovo standard. Poi si può non essere d’accordo sulla presenza o l’assenza di un particolare vino tra quelli riportati in Guida, su una valutazione ritenuta troppo severa o troppo generosa secondo i nostri gusti personali, ma su quelli poi saranno l’amatore evoluto e il semplice consumatore a giudicare.

Vini d’Italia 2011 del Gambero Rosso, Gambero Rosso, Roma, 992 pagine, €30.00.

Gambero_rossoSi tratta della solida, vecchia Guida che è ormai giunta , se non erro, alla ventiquattresima edizione. Uno strumento affidabile, che si basa su un gruppo ormai consolidato, anche se una costola è andata perduta con la separazione da Slow Food. Dopo una sinteticissima presentazione, si passa subito ai vini premiati dai famosi tre bicchieri, quest’anno 402, dei quali quasi metà (150) provenienti solo da Piemonte (81) e Toscana (69). Ma quando si cominciano a distribuire premi non si finisce più, e di fatti man mano si sono aggiunti i Plus del Direttore, cioè i vini che sono particolarmente piaciuti , oltre che allo staff dei degustatori,al Direttore Cernilli (32), e poi i Tre bicchieri verdi alle case vinicole che si impegnano nella riduzione dell’impatto sull’ambiente (83),le stelle assegnate alle aziende (in funzione del numero di volte che hanno avuto i tre bicchieri per i vini da loro prodotti), il rosso dell’anno (e poi il bianco, le bollicine, il vino dolce dell’anno), la cantina dell’anno, l’enologo, il viticultore dell’anno, la cantina emergente…Dopo 34 pagine di premi e la legenda dei simboli adottati, si passa finalmente all’esame dei vini: raggruppati secondo le diverse regioni, partendo da quelle settentrionali e poi via via alle regioni centro- meridionali, in ordine alfabetico. Una scheda per ogni azienda, comprendente alcune osservazioni generali, le valutazioni “narrative” dei vini e quelle quantitative (il numero dei bicchieri conferiti). Poi nulla più.

Non vale in questa sede sottolineare alcune assenze significative o alcune inclusioni forse discutibili: queste fanno parte dell’autonomia dei critici. Ma come non osservare che, specie per le regioni meridionali, si vedono sempre (più o meno) gli stessi nomi, gli stessi vini, così che sembra quasi che vi non succeda nulla? Eppure, senza con questo voler aprire sfide localistiche ingiustificate, anche in queste regioni, sicuramente meno avanzate sul piano enologico, c’è molto movimento, ci sono nuove realtà emergenti che andrebbero censite. Infine, una lacuna che in una guida francese sarebbe impossibile, ma che distingue tutte (ma proprio tutte le Guide italiane, quella di Slow Wine inclusa), e cioè la mancanza anche solo di un tentativo di valutazione delle annate. Quali sono state le annate migliori (o peggiori) nelle varie regioni italiane negli ultimi venti anni? E poi quando un vino raggiungerà il suo apogeo, e a partire da quando bisognerà affrettarsi a consumarlo? Sembra che i vini italiani debbano essere bevuti nell’anno o giù di lì e che non vi siano differenze nell’evoluzione di un Barolo del 2001 o del 2003. Forse nelle prossime edizioni?

 

I Vini d’Italia 2011. Le Guide dell’Espresso, Roma, 768 pagine, € 22.00.

guida-vini-espresso-2011-392x475La nuova edizione della Guida curata da Enzo Vizzarri mantiene le stesse caratteristiche delle edizioni più recenti. Apre il volume un’ampia sezione introduttiva (abbastanza utile) , che precede la disamina analitica delle varie realtà regionali, nella quale viene innanzitutto illustrata la metodologia adottata per la valutazione dei vini, che ha nel riassaggio dello stesso vino a distanza anche di alcuni giorni dall’apertura della bottiglia un suo aspetto distintivo. Seguono alcune pagine dedicate ai fondamenti della degustazione e del servizio del vino , nonché agli abbinamenti (siamo però dubbiosi ad es., sul primato che continua ad essere assegnato ai vini rossi di grande struttura nell’accompagnamento dei formaggi). Infine si arriva ai premi: l’elenco dei vini dell’eccellenza, che hanno cioè ottenuto almeno 18 punti su 20 (tanto per cambiare al top Piemonte e Toscana), le stelle ai produttori e le menzioni speciali (gli outsider e i migliori vini qualità/prezzo). A questo punto inizia l’esame analitico dei territori regionali: unica articolazione territoriale, appunto le regioni; poi si passa direttamente alle aziende, in ordine alfabetico, che diventano quindi il vero principio organizzatore. Il lettore è così costretto a switchare da un produttore del Monferrato, ad uno delle Langhe oppure del Piemonte settentrionale, oppure dall’Oltrepò alla Valtellina o alla Franciacorta, tra tipologie di vini, di terreni , di clima diversissimi gli uni dagli altri. In un contesto simile è il marchio a rappresentare la variabile più importante.Dopo una scarna copertina generale, i vini sono elencati con i loro punteggi calcolati in ventesimi. A fine capitolo il riepilogo dei vini , in ordine decrescente di punteggio, raggruppati secondo le denominazioni (doc, docg, igt, vini da tavola).Chiudono il volume un piccolo glossario del vino e un utile repertorio delle denominazioni .

Si tratta di una Guida tradizionale di buon livello, ma un po’ prevedibile, che si basa su un buon lavoro di équipe, che potrà risultare utile per una consultazione rapida in occasione di viaggi in territori meno conosciuti.

 

Infine una Guida ai vini di Francia.

Bettane, M. e Desseauve, T. Le Grand Guide des Vins de France 2011,Ed. de la Martinière, Paris, 1.024 pagine, € 24.80 (in custodia di cartone in abbinamento a un grembiule da sommelier).

BettaneSi tratta di una delle Guide più note in Francia, poderosa , con oltre 50.000 vini degustati . Al libro è anche abbinato un codice per accedere ad un sito, dal quale è possibile consultare un database con le valutazioni dei vini anche di annate precedenti (per la verità le modalità di consultazione sono alquanto macchinose, l’arco temporale non è lunghissimo, e le lacune non sono poche: occorrerà migliorare molto, se si vuole che abbia qualche utilità). Date le sue dimensioni, il libro non è di consultazione facilissima, ma le informazioni  riportate sono davvero molte. Le diverse regioni vitivinicole sono trattate in ordine alfabetico: una cartina, una valutazione delle annate, i vini migliori di tutte le categorie, per tipologia o uve impiegate, per fascia di prezzo, da conservare o bere subito, quelli segnalati dai lettori. All’interno di ciascuna sezione regionale, i vini sono presentati in base alle aziende (come nelle Guide precedenti), che rappresentano quindi il principale principio organizzatore, e valutati in ventesimi.. Le prime 60 pagine circa sono introduttive: istruzioni di uso della Guida; un editoriale che illustra la filosofia degli autori, le caratteristiche della Guida e del sito e i servizi offerti, la presentazione degli autori e dei collaboratori (tutti con foto e breve curriculum); quindi i riconoscimenti: l’uomo dell’anno (Pierre Lurton, per intenderci Cheval Blanc e Yquem). La rivelazione dell’anno (la talentuosa Cécile Tremblay, di Vosne-Romanée). Il gran premio dei lettori (Jacky Blot, del Domaine la Taille aux loups , per il suo Vouvray), la denominazione dell’anno (Les Terrasses du Larzac, nella Languedoc), il vino dell’anno (il Rasteau rouge 2007 del Domaine Gourt de Mautins)… e poi i maggiori progressi dell’anno, i migliori vini dell’anno, i migliori vini di marca, i top 15 da mettere in cantina per 10 anni, i top 25 da mettere in cantina per 20 anni, i migliori vini che rendono felici e quelli da agricoltura biologica, etc. etc. Anche qui premi e riconoscimenti a profusione. Ma è davvero questo che interessa i lettori?

Si tratta di un’ottima Guida “dilatata”, che si prolunga in vari servizi collegati e gadgets, ma un po’ soverchiante, e, me lo si consenta, ancora di tipo tradizionale., anche se ci sono alcune caratteristiche interessanti, come ad es. la validazione degli amateurs, Anche questa Guida, però, come le altre, si presenta come una serie di consigli per l’acquisto dei buoni vini, ma non come una vera introduzione alla conoscenza del patrimonio vitivinicolo nazionale e al consumo consapevole, come una Guida ai Vini dovrebbe oggi , almeno in parte, essere (Pubblicato il 2.1.2011).

 

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